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Festival Internazionale del Film di Roma: quarta giornata

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Arriva finalmente il freddo a Roma portandosi dietro il cattivo tempo. Vento e pioggia infastidiscono non poco i presenti che, vestiti di tutto punto, mostrano la massima insofferenza verso il minimo disagio.

Le due importanti proiezioni della giornata di ieri sono state Romeo and Juliet di Carlo Carlei, ennesima trasposizione del capolavoro di Shakespeare, e La Santa, ultima fatica a basso budget di Cosimo Alemà, una storia “noir che si apre al melting pot” ambientata in un piccolo paese del sud Italia sospeso nel tempo e nello spazio.

Mentre i film in concorso erano Acrid dell’iraniano Kiarash Asadizadeh e Sorrow and Joy del danese Nils Malmros. Quest’ultimo film tratta una tematica tragica, estremamente difficile da raccontare al cinema, ovvero l’infanticidio. Un regista affermato torna a casa dopo una giornata di lavoro e scopre che sua moglie ha appena ucciso la loro figlia di 9 mesi. Il film affronta la tematica in modo delicato, realistico, tentando una descrizione della complessità che una situazione del genere probabilmente presenta. Una situazione in cui il colpevole “fisico” dell’atto miserabile non sempre è l’unico colpevole, ma spesso anche una vittima, di un oppressione, di un’incomprensione totale da parte delle persone che gli sono intorno. 

Una giornata quindi meno elettrizzante delle altre per quel che riguarda i film presentati, se escludiamo l’anteprima mondiale dell’ultimo film di Jonathan Demme, Fear of Falling, e della Cinechat con Spike Jonze offerta da Studio Universal, canale distribuito sul Digitale Terrestre di Mediaset Premium.

Jonze è indubbiamente il personaggio più atteso e più venerato di quest’edizione del festival, ma durante l’incontro ha fatto di tutto per cercare di far notare la sua semplicità e le sue maniere pratiche e poco propense alle formalità. L’incontro, coordinato sempre da Mario Sesti e da Sandra Hebron, si è tenuto nella Sala Petrassi dell’Auditorium e ha attraversato tutta la carriera di Jonze soffermandosi sui suoi diversi lavori, da “Essere John Malkovich” a “Il ladro di orchidee”, dai videoclip realizzati per Fat Boy Slim, Daft Punk e Bjork alla serie televisiva Jackass di cui è produttore.

Domani è la volta, tra le altre cose, dell’ultimo horror di Eli Roth, The Green Inferno, un cannibal movie come venivano realizzati dagli italiani Umberto Lenzi, Sergio Martino e di cui Ruggero Deodato è stato padre indiscusso con il film Cannibal Holocaust del 1980.

Marco Casciani

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