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“Figli come noi”, cinque storie di straordinaria indifferenza

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figli come noi

Rosso Fiorentino realizza un toccante film a budget zero su fatti realmente accaduti

Tratto da Urlo n.138 settembre 2016

CINEMA – Non è facile realizzare un film come “Figli come noi”. Cinque storie fortemente evocative che scavano nel profondo e raccontano di violenza, ingiustizia e indifferenza. Una narrazione, a volte descrittiva, a volte simbolica, di cinque vicende avvenute in tempi e luoghi diversi, che hanno in comune la fine dei loro protagonisti: tutti muoiono mentre sono sotto la custodia da parte dello Stato.

Le cinque storie raccontate sono quelle di Federico Aldovrandi (Andrea Carpiceci che ha recitato in Amoreodio); Katiuscia Favero (Ughetta d’Onorascenzo, Et in terra pax); Stefano Cucchi (Romeo Cirelli, La ballata del precario); Sole e Baleno, due anarchici torinesi arrestati per terrorismo e morti in carcere nel ’98 prima che tutte le accuse cadessero (sono interpretati da Livia Pucci e Roberto Bagagli); e infine la storia di Giuseppe Uva, attraverso gli occhi del suo amico Alberto Bigioggero arrestato con lui la sera in cui morì (Maurilio Giaffreda che ha recitato in Cesare deve morire dei fratelli Taviani).

Un racconto che non esplicita mai i nomi dei protagonisti, me che nella sua costruzione li palesa allo spettatore italiano, che li conosce attraverso le cronache e il racconto dei fatti giudiziari. Come recita il cartello iniziale: “Questo film è ispirato a fatti realmente accaduti. Ogni riferimento a cose o a persone realmente esistite non è affatto casuale”. Una scelta operata dal regista Rosso Fiorentino che abbiamo raggiunto telefonicamente: “Da una parte si sceglie di non affrontare i diritti legali legati alla rappresentazione della realtà, dall’altra è stata una necessità drammaturgica, togliendo i nomi si tolgono i volti, e si rappresenta l’indifferenza di chi sta intorno ai protagonisti delle storie”.

Il film ha avuto una gestazione di un anno mezzo, durante il quale Rosso Fiorentino è stato impegnato nelle ricerche e nella realizzazione della pellicola: “Mi ha assorbito completamente e l’ho fatto perché era giusto farlo – ci racconta – Un progetto a zero budget lo si porta avanti perché è qualcosa in cui si crede e in cui chi lavora con te crede”. Alla base di “Figli come noi” c’è un importante lavoro di ricerca che, come ci spiega il regista, è partito dalle cronache dei quotidiani e dalla raccolta di quanto scritto da giornalisti e commentatori su queste vicende: “Non ho voluto tralasciare nemmeno i blog. Fonti meno accurate, ma che possono dare notevoli spunti drammaturgici. Inoltre ho voluto inserire un personaggio comune a tutte le storie, che ci accompagna con frasi e dichiarazioni di ministri, magistrati e organi di Polizia”. Rosso Fiorentino ci spiega che questo personaggio (interpretato da Antonio Mastellone, L’amore dopo) rappresenta il “potere” e nelle sue dichiarazioni ne identifica la posizione rispetto questi fatti cronaca.

Le riprese sono state effettuate in buona parte all’interno degli spazi dell’Acrobax, l’ex Cinodromo in via della Vasca Navale: “La scelta è arrivata per caso attraverso la segnalazione di un’amica che frequenta quello spazio. Ho avuto modo di conoscere questa realtà che ha accolto con favore il progetto. Ho girato nella palestra popolare, negli spazi occupati e nel tunnel di cemento armato che univa il cinodromo all’allevamento”. Location significative dove sono state ambientate alcune delle scene più toccanti della pellicola.

“Figli come noi” è un film importante, che però sta trovando non pochi problemi ad ottenere visibilità. “Tutti mi dicono che ho fatto una cosa impossibile facendo tutto da solo – continua Rosso Fiorentino – Ma la cosa più difficile è arrivata ora: cerco in tutti i modi di far sapere dell’esistenza di questo film, ma non ottengo nessuna risposta. Un problema più serio di quello che pensassi. Ho voluto provare con i grandi festival, ma non siamo stati selezionati. Adesso cominciano gli indipendenti e stiamo provando con loro. Alcuni siti specializzati ci dovrebbero recensire, ma stiamo ancora aspettando”. Un silenzio che il regista non si spiega e che al momento non permette nemmeno di organizzare delle proiezioni per far conoscere il film, in quanto i Festival selezionano solo materiale inedito.

Se l’attenzione ricevuta fino ad ora è poca, siamo certi che la qualità di questo lavoro non potrà rimanere celata a lungo. Il racconto dell’indifferenza verso i protagonisti di queste cinque storie è assordante, scomodo e sicuramente non può essere dimenticato.

Andrea Calandra