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Pierrot le fou

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Regia: Jean-Luc Godard
Sceneggiatura: Jean-Luc Godard (dal romanzo Obsession di Lionel White)
Montaggio: Françoise Collin
Interpreti : Jean-Paul Belmondo, Anna Karina, Dirk Sanders, Raymond Devos, Graziella Galvani

Francia 1965


Pierrot le fou, presentato alla mostra di Venezia nell?agosto 1965, è senz?altro uno dei più ricchi, sfaccettati, variegati film di Godard. Girato nei paesaggi assolati del sud della Francia, è una storia di una fuga da Parigi verso l?Italia, l?ipotetica continuazione di À bout de souffle, una combinatoria di frammenti, un gioco caleidoscopico e assurdo delle forme, erede di una tradizione nostalgicamente narrativa, di personaggi e situazioni amati e mai dimenticati.
Nel film ci sono tutte le componenti del ?romanticismo? godardiano: dalla connessione tra Amore e Morte al tema della fuga verso la purezza, a quello del tradimento, alla risoluzione finale nella contemplazione dell?armonia. Eppure difficilmente si riuscirebbe a vivere in chiave emotiva la vicenda esemplare di Pierrot e Marianne. La macchina da presa è una sorta di bisturi. Immagine, parola e suono costituiscono concetti da re-interpretare radicalmente, occasioni imperdibili per esperire fino in fondo il necessario esercizio di libertà dell?artista, strumenti per l?espressione di un vitalismo creativo disperato ed urgente. L?immagine è soprattutto con la pittura Picasso, Modigliani, Renoire, Velasquez, e i prodotti della cultura di massa. La parola spesso solamente ascoltata, grazie all?uso del fuori-campo. Dalle luci al neon al diario di bordo, passando per infiniti rimandi letterari, da Stevenson a Conrad, ed innumerevoli, altre infinite citazioni. Il linguaggio combinatorio, l?accumulo e l?accostamento dei materiali eterogenei contribuiscono a sottolineare l?assurdità del reale. Risultati di ?stile? in un film del tutto inconscio. Una dichiarazione d?amore per la bellezza. Un potente urlo di libertà. Un imperfetto, irrisolto e disorganico capolavoro.

Isabella Soria