Home Cultura Cinema

Seventh Code

SHARE
seventhcode

Akiko deve ritrovare Matsunaga. Lui la invitò a cena una sera e da quel momento non l’ha più dimenticato.

Giunge fino in Russia, a Vladivostok per cercarlo. Quando infine lo trova, lui le spiega che non c’è niente tra loro due, la scarica velocemente e torna alla sua losca occupazione. Ma Akiko è testarda e decide di lavorare in un ristorante giapponese della zona per incappare nuovamente in lui. Kiyoshi Kurosawa realizza questo lungometraggio di un’ora un po’ come si realizzano solitamente dei cortometraggi. Un corto infatti presenta una situazione che poi fa “il botto” nella parte finale, come in una barzelletta. Seveth Code è esattamente così, un piccolo lavoro che ruota tutto attorno alla protagonista femminile impersonata da Atsuko Maeda, frontgirl delle AKB48 e una delle icone pop più famose in Giappone. Un personaggio duplice che ci accompagna in una storia apparentemente banale e senza punto di arrivo, finché, con la delicatezza e l’abilità di un illusionista Kurosawa, ci mette di fronte alla realtà delle cose.

Ci fa capire tutto, anche il vero genere d’appartenenza del film. Dà soddisfazione vedere un lavoro che, tutto sommato, non si prende troppo sul serio, ma grazie ai trucchi del mestiere ci tiene sempre in attenzione e porta a chiederci: “cosa succede adesso?” “Perché la protagonista sta facendo questo?” “Speriamo non si tratti dell’ennesimo film pseudo intellettuale senza senso”. Il momento della rivelazione è bello e allo stesso tempo di basso livello, come solo i veri registi di culto osano fare.  

Marco Casciani