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I cavalieri di Colombo e Roma, celebrazione di 90 anni di amicizia.


La mostra organizzata in occasione dei 90 anni di amicizia tra i Cavalieri di Colombo e la città di Roma, ripercorre attraverso fotografie, ritratti, documenti ed articoli di giornale, la storia della società cattolica di mutuo soccorso “Cavalieri di Colombo” fondata il 2 ottobre 1881 da Padre Michael J. McGivney. Dal 10 giugno al 31 ottobre 2010 la mostra si pone come obiettivo quello di  aiutare le famiglie cattoliche in difficoltà, la società si occupò di offrire assistenza, finanziaria e non, a vedove, orfani, malati, disabili e bisognosi. L’inizio dell’attività a Roma si può far coincidere con il 28 agosto 1920 quando Papa Benedetto XV, durante un’udienza privata elogiò i “Cavalieri di Colombo” per il loro sostegno alla “Catholic University of America” attraverso il lavoro caritatevole svolto durante la guerra e chiese di estendere la loro attività nella Capitale.  Nel 1922 fu aperto l’ufficio di Roma, che, oltre a servire come quartiere generale per lo svolgimento delle normali attività, avrebbe anche dato assistenza e fornito guide ai pellegrini di lingua inglese. Tra il 1924 e 1927, inoltre, su richiesta di Papa Benedetto XV, i “Cavalieri di Colombo” aprirono a Roma l’Oratorio di San Pietro, il primo dei cinque centri ricreativi fondati per la gioventù romana. Le attività giovanili dei Cavalieri di Roma raccolsero molto interesse tanto da far realizzare lo stesso progetto in altri luoghi.  Tra le varie attività svolte, i “Cavalieri di Colombo” hanno allestito nel corso degli anni innumerevoli mostre, tra le quali “ Creando San Pietro” (2003-2005) e concerti come il “Concerto della Riconciliazione”.

Percorso della mostra

PRIMA STANZA – I PRIMI ANNI
Il Venerabile Servo di Dio Padre McGivney fondò i Cavalieri di Colombo per far fronte ad un ambiente profondamente intriso di risentimento contro i cattolici e gli immigrati negli Stati Uniti. Il giovane sacerdote, al servizio di una parrocchia di New Haven nel Connecticut, costituita in gran parte da immigrati, si rese presto conto della necessità di un’organizzazione concepita come aiuto per le famiglie cattoliche che provvedesse al mantenimento delle vedove e degli orfani in un epoca in cui non esistevano ammortizzatori sociali e durante la quale spesso i capofamiglia morivano giovani. Inoltre Padre McGivney offrì ai cattolici la possibilità di praticare opere caritatevoli nelle loro comunità, rafforzando la loro fede comune affinché si sostenessero l’un l’altro. L’organizzazione scelse il nome di Colombo in quanto era un cattolico rispettato ed un eroe della storia Americana. Essendo un’icona nazionale, la figura di Colombo rese comprensibile che si poteva essere cattolici ed Americani patriottici al tempo stesso. Padre McGivney morì trentottenne, 8 anni dopo la fondazione dei Cavalieri, come tanti altri giovani sacerdoti che contraevano malattie durante il loro instancabile lavoro, spesso in condizioni sanitarie insalubri, accanto agli ammalati. Centinaia di persone in lutto assistettero al funerale, attirati dall’umile parroco la cui visione aveva infiammato un movimento in grado di crescere in tutto il Paese. Nel 1897 – meno di 10 anni dopo la morte di Padre McGivney – l’Ordine era presente negli Stati Uniti, in Canada e si propagò rapidamente in Messico e nelle Filippine (1905), a Cuba e a Panama (1909). Nello stesso tempo, i Cavalieri intrapresero nuove sfide criticando esplicitamente le politiche migratorie degli Stati Uniti che miravano a ridurre gli arrivi degli italiani e di altri europei meridionali (prevalentemente cattolici), vedendo in queste politiche una evidente motivazione anti-cattolica. Fondato per proteggere ed aiutare i deboli e gli indifesi, lo spirito dell’Ordine è rimasto lo stesso per più di 125 anni, anche se ai giorni nostri vi sono delle nuove realtà di disagio e povertà.

SECONDA STANZA – TUTTI BENVENUTI, TUTTO GRATIS

Quando gli Stati Uniti entrarono nella Prima Guerra Mondiale i Cavalieri di Colombo offrirono il loro sostegno alle truppe con la creazione di un Comitato per le attività di Guerra ed il programma “Army Hut” (rifugi militari). Questo programma portò i Cavalieri di Colombo nelle basi militari degli Stati Uniti e poi in Europa durante la Grande Guerra. I rifugi militari fornivano di tutto: dal cibo ai libri, dalla sponsorizzazione di spettacoli sportivi e di intrattenimento. Da New York alla Siberia, i Cavalieri crearono infrastrutture per i soldati americani con il motto, “Everybody Welcome, Everything Free” (Tutti Benvenuti, Tutto Gratis). Ancora non era stata fondata la United Service Organizations e le truppe non avevano molte possibilità di riposo e relax. Inoltre, mentre esistevano alcune infrastrutture per i soldati protestanti ed ebrei, non ne esistevano di equivalenti per i cattolici. Vi era una forte carenza di cappellani. L’Ordine colmò entrambi i vuoti fornendo cappellani e mezzi ricreativi per i soldati, cattolici e non. Tra gli intrattenitori più famosi del tempo che si esibirono per le truppe vi erano Cora Youngblood con le sue cantanti e Garry McGarry, un importante attore del cinema muto e Segretario dei Cavalieri di Colombo a Vladivostok, in Siberia. L’ambizioso programma dei Cavalieri li condusse in più di 100 diversi luoghi in Europa. Impressionato dal loro lavoro, Papa Benedetto XV invitò i Cavalieri a costituire una “Hut” a Roma, cosa che fecero presso l’Hotel Minerva dal 1918 al 1919. Questi organizzarono rifugi anche a Genova e a Venezia e ricevettero grandi elogi per la loro opera durante la guerra da Papa Benedetto XV, dal Maresciallo francese Ferdinand Foch, dal Generale americano John J.Pershing e da molti altri. A Roma, la presenza dell’Ordine fu così apprezzata che persino durante il culmine del sentimento anti-americano, nel periodo di negoziazione del Trattato di Versailles, la bandiera statunitense continuò a sventolare dal loro quartier generale.

TERZA STANZA – LA BATTAGLIA PER LA LIBERTÀ

Nell’agosto 1920 i Cavalieri di Colombo intrapresero un viaggio attraverso la Francia e l’Italia con l’intenzione di dedicare una statua a Lafayette, donata dai Cavalieri a Metz, in Francia. Faceva parte del programma del viaggio anche un pellegrinaggio a Roma dove la delegazione incontrò Benedetto XV che li invitò a rimanere stabilmente nella città. A quel tempo Roma si stava risollevando dalla Prima Guerra Mondiale e le attrezzature sportive per i giovani romani erano scarse e necessarie. Su suggerimento del Papa l’Ordine dei Cavalieri intraprese la costruzione di diversi campi da gioco in alcuni quartieri. Lo spirito era quello del Programma “Army Hut” della Prima Guerra Mondiale: “Tutto Gratis” per i ragazzi accolti in queste strutture. Sull’esempio di Padre McGivney, che operò attraverso la sua parrocchia, l’utilizzo dei Campi dei Cavalieri fu organizzato tramite le Parrocchie di Roma. Negli anni ‘20, la libertà religiosa divenne un problema sempre più rilevante nell’America del Nord. La persecuzione della Chiesa Cattolica da parte del governo messicano fece si che i Cavalieri di Colombo si mobilitassero a sostegno della Chiesa di quel Paese, raccogliendo un milione di dollari. I Cavalieri – che avevano dato vita ad alcuni “Councils” in Messico nel 1905 – fecero pressioni sul Presidente degli Stati Uniti Calvin Coolidge per trovare una soluzione alla crisi. Alla fine l’impegno dei Cavalieri fu ripagato e la crescente pressione dell’opinione pubblica aiutò a trovare una soluzione nei “Mexican Accords” del 1929. Papa Pio XI elogiò l’opera dell’Ordine in Messico nel 1926 nell’Enciclica “Iniquis Afflictisque”. Essi continuarono anche a combattere contro le politiche migratorie restrittive come il “Johnson-Reed Immigration Act” del 1924 che prese di mira soprattutto gli immigrati cattolici. Infine, in un momento storico in cui l’uguaglianza razziale non era un ideale condiviso da tutti nel Paese, l’Ordine guardò avanti e commissionò una serie di racconti facenti parte dei “Racial Contribution Series” dei Cavalieri di Colombo. Evidenziando il contributo nazionale di coloro che erano spesso presi di mira dal razzismo – inclusi gli afroamericani e gli ebrei – i Cavalieri mostrarono che la loro lotta per essere accettati come cattolici patrioti, si estendeva anche alle altre razze e religioni.

QUARTA STANZA – LA SECONDA GUERRA MONDIALE E LA DIPLOMAZIA

Mentre sull’Europa si addensavano nuovamente le nubi della guerra, i Cavalieri di Colombo dovettero lottare per rimanere in Italia poiché Mussolini cercò di prendere il controllo delle attività e delle organizzazioni per la gioventù Cattolica, inclusi i centri ricreativi dei Cavalieri. Questi ultimi non solo mantennero i centri ricreativi operativi nei primi anni Trenta ma riuscirono a farli funzionare per tutto il corso della Seconda Guerra Mondiale poiché, quando scoppiò la guerra, i sacerdoti e le suore di Roma chiesero al Papa di mantenerli aperti. Durante la guerra, l’ufficio romano dei Cavalieri di Colombo aveva una sola responsabilità: gestire i campi che appartenevano ad un’organizzazione americana in un paese che era in guerra con gli Stati Uniti. Il Direttore dell’Ufficio di Roma, il Conte Enrico Pietro Galeazzi, aveva relazioni strette sia con il Papa che negli Stati Uniti, grazie ai suoi collegamenti con i Cavalieri di Colombo ed altri. Essendo il Direttore dell’ufficio dei Cavalieri di Colombo ed al tempo stesso Governatore della Città del Vaticano, il Conte Enrico Pietro Galeazzi creò un collegamento tra il Vaticano e le altre nazioni, in particolar modo con gli Stati Uniti. Nel 1943, venne inviato a Washington D.C., con una lettera per il Presidente Roosevelt da parte di Papa Pio XII nella quale il Santo Padre chiedeva personalmente che Roma venisse risparmiata da ulteriori bombardamenti Alleati. Tuttavia Roma subì gli attacchi aerei e gli effetti della guerra. In quei tempi i centri ricreativi assunsero un valore che andava al di là della loro funzione sportiva. Dopo il bombardamento del 1943 nel quartiere di San Lorenzo, Papa Pio XII insistette nel visitare di persona lo scenario della distruzione. Con l’auto papale fuori servizio il Conte Galeazzi accompagnò il Papa nelle vicinanze del centro ricreativo di San Lorenzo, che era stato danneggiato dal bombardamento. Camminando in mezzo alla gente sconvolta il Papa consolò il suo gregge. Per un periodo l’Oratorio di San Pietro venne usato anche come quartier generale di Papa Pio XII per la carità personale verso i romani e gli autocarri vaticani furono mandati a prendere viveri in ogni parte d’Italia da portare a Roma per la distribuzione. In seguito alla guerra i Cavalieri, sotto il Cavaliere Supremo Francis Matthews, prestarono attivamente assistenza aiutando gli italiani. Dopo la guerra e nel periodo immediatamente successivo, l’Ordine si dimostrò una presenza solida, affidabile e strategica nella Città Eterna, per cui molti Cavalieri Supremi furono ricordati con doni commemorativi dal Papa e dai funzionari vaticani.

QUINTA STANZA – UNA RELAZIONE DURATURA

La fine della Seconda Guerra Mondiale non segnò la fine della presenza dei Cavalieri di Colombo a Roma. In qualità di organizzazione internazionale di laici Cattolici, l’Ordine ebbe molte opportunità di aiutare il Vaticano, sia a Roma sia all’estero. Nel 1985 i Cavalieri finanziarono l’urgente restauro della facciata di San Pietro, così come quello delle statue di San Pietro e Paolo di fronte alla Basilica. I restauri successivi inclusero molte delle cappelle e delle nicchie sotto la Basilica, l’Atrio di Maderno, la cupola della Cappella del Santissimo Sacramento, la tomba di Papa Sisto IV e molte altre opere. I Cavalieri sponsorizzarono anche un documentario sugli Scavi che portarono in luce la tomba di San Pietro sotto la Basilica. Inoltre diffusero, da Roma al resto del mondo, eventi di primaria importanza, sponsorizzando il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali del Vaticano. L’Ordine finanziò la creazione di un archivio per microfilm Vaticani presso l’Università di St. Louis in Missouri, così come quello della Cineteca Vaticana a Roma. Nell’impegno di trasmettere il messaggio della Chiesa al mondo sponsorizzarono la messa in onda, attraverso satellite, delle Messe Papali a partire dagli anni ’70. Con lo stesso proposito nel 1985 l’Ordine donò un furgone satellitare al Centro Televisivo Vaticano potenziando le trasmissioni a livello internazionale. I rapporti tra i Cavalieri di Colombo e il Vaticano assunsero un valore speciale durante la Guerra Fredda, quando i Cavalieri finanziarono la messa in onda delle riprese della famosa visita di Papa Giovanni Paolo II in Polonia nel 1979. Nello stesso periodo i Cavalieri stanziarono dei fondi per la pubblicazione e consultazione di alcuni testi intitolati “Le Comuni Radici Cristiane dell’Europa” che vennero poi stampati in Polonia.
Infine, riprendendo la missione diplomatica del Conte Galeazzi, i Cavalieri si adoperarono per promuovere degli incontri tra il Segretario di Stato Vaticano Cardinale Agostino Casaroli e il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan che ebbero luogo nel 1982 durante la centesima “Convention” annuale dell’Ordine ad Hartford nel Connecticut. Nell’occasione il Presidente Reagan e il Cardinale Casaroli discussero sulla opportunità della creazione di relazioni diplomatiche formali tra i due Paesi. Non molto tempo dopo tali relazioni divennero realtà.

SESTA STANZA – IL LAVORO CONTINUA

I programmi e le attività dei Cavalieri di Colombo oggi sono ancora collegati a quelle attività che essi svolgevano agli inizi: difendere i più bisognosi, sia che necessitino di cibo, vestiti, libertà e rispetto nel praticare la propria fede. Nel 2009, in risposta alla recessione economica, i Cavalieri hanno promosso un incontro sul rapporto tra la carità ed i capitani d’industria, per discutere su come il volontariato potrebbe guidare il paese fuori dalla recessione e promuovere, in America, un sentimento di aiuto reciproco. Al tempo stesso i Cavalieri hanno lanciato, a livello nazionale, programmi per la distribuzione del cibo, vestiti ed altri generi di prima necessità per i più bisognosi della comunità. Inoltre, a partire dagli anni Sessanta, i Cavalieri hanno lavorato a stretto contatto con gli organizzatori degli “Special Olympics” offrendo sia finanziamenti sia migliaia di ore di volontariato per permettere agli atleti portatori di handicap di gareggiare e realizzare i propri sogni. La salvaguardia del matrimonio e delle famiglie è stata di estrema importanza per i Cavalieri di Colombo sin dal principio: l’Ordine continua a valorizzare la vita e la dignità di ogni persona, nata o non nata. Per questo obiettivo hanno dotato di macchinari ad ultrasuoni i centri ostetrici di tutto il paese, educando cosi le madri sul bambino che portano in grembo. I Cavalieri hanno anche patrocinato conferenze sugli effetti dell’aborto e del divorzio; tra le quali un simposio in collaborazione con l’Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi sul Matrimonio e la Famiglia a Roma, nella Pontifica Università Lateranense. In conformità con la loro linea per la tutela della libertà religiosa i Cavalieri hanno promosso una serie di conferenze su questo tema cooperando con l’Ambasciata Americana presso la Santa Sede. Infine i Cavalieri sono rapidamente operativi in caso di calamità. Nel periodo seguente all’11 Settembre 2001 l’Ordine ha aiutato economicamente le famiglie dei soccorritori periti negli attacchi. Nel 2005, quando la regione del Golfo degli Stati Uniti fu devastata dagli Uragani Katrina e Rita, i Cavalieri inviarono più di 10 milioni di dollari ed organizzarono innumerevoli ore di volontariato per la rimozione dei detriti e per la ricostruzione Più di 125 anni dopo la sua fondazione, l’Ordine continua a servire le comunità del mondo intero, ad aiutare le persone in difficoltà ed a essere al servizio della Chiesa, locale e Globale.

La mostra è promossa dal Comune di Roma Assessorato alle Politiche Culturali e della
Comunicazione – Sovraintendenza ai Beni Culturali e dai Cavalieri di Colombo, con
l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura e la collaborazione delle Banche Tesoriere del
Comune di Roma, Il Gioco del Lotto, Atac e Vodafone.

ROMA, MUSEI CAPITOLINI, PALAZZO NUOVO

Arianna Adamo