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Galleria Borghese: “I Borghese e l’Antico”

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Tornati a Roma per la prima volta dopo duecento anni, sessanta illustri opere appartenute alla Collezione Borghese in una mostra visitabile presso la Galleria Borghese fino al 9 aprile


Organizzata dalla Galleria Borghese con la collaborazione eccezionale del Museo del Louvre, la mostra ” I Borghese e l’Antico”; inaugurata il 7 dicembre 2011, la mostra sarà aperta al pubblico fino al 9 aprile 2012. I più importanti capolavori dell’arte antica appartenuti alla Collezione Borghese, oggi nucleo essenziale della raccolta di antichità del Museo del Louvre di Parigi, tornano nella loro sede originaria.
Evento eccezionale e unico, quello di cui si parla. Torneranno alla Galleria Borghese per la prima volta dopo duecento anni, sessanta opere illustri come il “Vaso Borghese”, con scene dionisiache, l’ “Ermafrodito dormiente” restaurato da un giovanissimo Bernini, il “Sileno e Bacco bambino”, “Le tre Grazie” e il celebre “Centauro cavalcato da Amore”, che mai prima d’ora avevano lasciato il museo parigino.

Per quattro mesi la Galleria Borghese ospiterà i capolavori della più grande e importante raccolta di antichità esistente al mondo, restituendo alla collezione la sua sede d’origine. La scelta delle opere si incentra sulle sculture più celebri della Collezione Borghese che ritroveranno la loro collocazione originaria. Al piano terra la mostra riproporrà l’allestimento tardo?settecentesco realizzato dall’architetto Antonio Asprucci. Le sculture saranno quindi collocate rievocando l’aspetto della Villa come si presentava alla fine del Settecento. Per il periodo della mostra sarà dunque possibile fare un vero e proprio “salto indietro nel tempo”, agli anni in cui tutta Europa guardava a Villa Borghese come al nuovo modello di esposizione e interpretazione dell’antico. Al primo piano sarà rievocato l’allestimento del Seicento, quando le opere di scultura erano esposte insieme ai dipinti, in una suggestiva sequenza di immagini.

La raccolta delle opere Borghese fu opera del cardinale Scipione Borghese, nipote di Paolo V, che acquistò, a breve distanza di tempo, due collezioni: la prima nel 1607, quella di Lelio Ceoli, collocata nel palazzo eretto dal Sangallo in via Giulia. Subito dopo, nel 1609, quella formata dallo scultore Giovanni Battista Della Porta. A questi due primi nuclei si aggiunsero ben presto altre opere di straordinaria importanza, acquisite da altre collezioni o pervenute attraverso ritrovamenti fortuiti. Le sculture, inizialmente situate in Campo Marzio e sul Quirinale, furono ben presto trasferite, quasi per intero, nella villa suburbana, completata nel 1613 e concepita dal cardinale appositamente per l’esposizione delle sue collezioni di pittura e scultura. L’autorità dei pezzi presenti nel luogo era facilmente comprendibile anche dall’esterno del palazzo: le statue e i rilievi. infatti, erano presenti anche a prezioso ornamento delle facciate e scandivano il disegno dei viali e dei piazzali antistanti la Villa Borghese. Alla fine del Settecento, quando la villa fu rinnovata per volere del principe Marcantonio Borghese, furono proprio le opere di scultura a determinare i punti focali dell’allestimento. L’architetto dispose i maggiori capolavori della celebre collezione secondo un nuovo criterio espositivo ponendoli al centro di ogni sala, raccordandle con l’intero tema decorativo dell’ambiente, dalle pareti alla volta, al nucleo iconografico del gruppo scultoreo. Si creò così l’aspetto con cui il Museo appare ancora oggi nel suo splendore di marmi, pietre dure e mosaici.

Tra la fine del 1807 e il 1808, in seguito alla cessione a Napoleone Bonaparte, le sculture furono trasportate a Parigi. Infatti Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, accettò di vendere 695 pezzi tra statue, vasi e rilievi, alla Francia e questo gesto fu determinato proprio dalla volontà del cognato Napoleone, il cui scopo era quello di dotare Parigi del museo pubblico più importante delle arti universali come atto di autocelebrazione. Incaricato da Napoleone di stimare il vaolore della Collezione Borghese in vista del suo acquisto, fu Ennio Quirino Visconti, antiquario di fama, che divenne il responsabile dell’acquisizione più importante della storia delle raccolte d’arte antica del Louvre. La scelta doveva contribuire al prestigio dell’imperatore che si dichiarava erede della romanità. Era nelle intenzioni di Visconti scartare le opere “moderne” nella convinzione che solo l’arte antica potesse arricchire la scienza e formare il “vero gusto”. La perdita di questa straordinaria parte della collezione ebbe un impatto fortissimo sui cittadini del tempo. Fu così scioccante da suscitare una nuova consapevolezza del rischio incombente sulle opere d’arte italiane e pose le basi dei primi veri provvedimenti di tutela del patrimonio artistico nazionale. Antonio Canova, che sulle sculture della Villa aveva condotto il suo studio dell’antico, l’avrebbe definita nel 1810 davanti a Napoleone “una incancellabile vergogna” per la famiglia che possedeva “la villa più bella del mondo”. Camillo dopo la “sciagurata” vendita cercò di ripristinare, per quanto possibile, la collezione attraverso il recupero di reperti archeologici provenienti da scavi e acquisti, alcuni di notevole importanza, come il “Fauno Danzante”. Le nuove acquisizioni operate nel corso dell’Ottocento costituiscono l’attuale collezione archeologica conservata presso la Galleria Borghese.

 

Emanuela Maisto