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Globish: la lingua del terzo millennio

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Il principe Carlo d’Inghilterra sostiene che la lingua più parlata del mondo non è l’inglese ma il globish, cioè il Global English, quello scorretto, storpiato, sgrammaticato. Questa lingua semplificata, ben lontana da quella di Shakespeare, è frutto della fusione di global e english ed è usata correttamente da 4 miliardi di persone, circa due terzi della popolazione terrestre. Il globish è la lingua dell’uomo moderno che ha imparato e rimodellato, secondo le proprie esigenze. È l’inglese dell’era dei voli a basso costo, dei messaggini, di face book. È la lingua degli immigrati ed espatriati. Il globish ha un vocabolario di appena 1500 parole contro un milione dell’inglese: questa lingua maccheronica è il risultato della globalizzazione, dell’unione mondiale in una sola lingua. Vista dalla prospettiva di internet l’emergere di uno strumento globale di comunicazione indipendente dalle radici anglo-americane è potenzialmente un fatto decisivo. Mentre la Gran Bretagna è sempre meno ossessionata dalla deriva a stelle e strisce della propria cultura, il globish cresce in tutto il mondo e potrebbe diventare il fenomeno linguistico del ventunesimo secolo. È stato inventato, inoltre, un dizionario del globish dal francese Jean Paul Nerriere, che ne ha creato un marchio e ne detiene i diritti. Egli è un ex lavoratore per la IBM, il quale ha inventato questa sorta di inglese “leggero” che la gente di tutto il mondo dovrebbe capire più facilmente di quello esteso. Robert McCrum, un linguista inglese, già autore di un bel libro sulla storia dell’inglese, ora ne ha scritto un altro, con lo stesso titolo di quello di Nerrière. “La Torre di Babele non è stata completamente smantellata, al mondo esistono ancora e continueranno a esistere 5000 lingue differenti”, dice McCrum. “Ma quando un indiano e un messicano vogliono commissionare una ricerca a un laboratorio in Thailandia, i cui consulenti sono israeliani, tra di loro comunicano, a voce e per iscritto, in globish, una sorta di inglese ridotto ai minimi termini”. Le nostre insegnanti di inglese al liceo, ci darebbero un’insufficienza, eppure funziona. Perché chiunque sa un po’ di “globish”, ancora prima di cominciare a pensare di parlarlo: taxi, love, sex, phone, airplane, drink, one, thank you, please, good bye, sono parole universali, la base da cui partire senza timori.

Arianna Adamo