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Abbazia di S.Nilo (Parte III )

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Abbazia di S.Nilo. Curiosità e tradizioni dello storico monastero di Grottaferrata.

 

Quando San Nilo, fondatore della storica abbazia greca a lui titolata, arrivò nel luogo dove sarebbe sorta Grottaferrata, era già quasi centenario e recava con sé alcuni manoscritti che aveva redatto come amanuense. Li fece a sua volta copiare e nacque così lo Scriptorium di Grottaferrata, un laboratorio conosciuto in tutta l’Europa medievale. Anche il cardinale Bessarione, umanista bizantino nominato nel 1462 abate di Grottaferrata, diede impulso a questo lavoro. Fece infatti trasferire qui alcuni codici sfuggiti alla caduta di Costantinopoli. Attualmente la biblioteca custodisce tre codici di poco successivi al Mille, varie raccolte di musica liturgica e il Caddemosto, la più antica raccolta di racconti di viaggio redatta nella storia, 900 manoscritti, 22 incunaboli e 50 edizioni cinquecentine. Le attuali scaffalature e gli armadi in noce e olivo che contengono tanti libri preziosi furono realizzati da un laico, Vincenzo Rosati. Secondo una leggenda il Rosati sarebbe stato sonnambulo e in questo stato avrebbe lavorato più volte nel corso della notte per completare l’arredamento della biblioteca.
Gli amanuensi non ci sono più ma il laboratorio di restauro del libro antico ospitato nell’abbazia è tra i più noti del mondo. Tra i libri che vi sono stati restaurati ce ne sono anche di molto importanti come: il Codice Atlantico di Leonardo. In questo laboratorio, oltre ai monaci, lavorano anche laici particolarmente esperti nella conservazione e nel recupero di opere in pergamena e in stampa. Sotto il laboratorio è possibile visitare il famoso criptoportico della villa romana.

Massimiliano Liverotti