Home Cultura Meraviglie e Misteri di Roma

Affari di quartiere alla medievale

SHARE

Il lupo cambia il pelo, ma non il vizio, proprio come la Città Eterna, che ama mutare pur mantenendo sempre lo stesso fascino.
Nello scorso articolo abbiamo visto da vicino come “I’antichi romani” hanno gestito nei secoli la grandezza territoriale dell’Urbe dividendola in quartieri: “regiones” in romano e “rioni” in latino. Col passare dei secoli il numero dei rioni aumentò, fino ad arrivare a un massimo di quattordici sotto l’imperatore Augusto, nei primi decenni dopo Cristo. Tuttavia, con l’avvicinarsi dell’anno mille, si assistette a una diminuzione della popolazione che portò a un impoverimento culturale, sociale e architettonico della città, con il conseguente abbandono della formale divisione in quartieri.
Dalla fine dell’Impero Romano e dopo la successiva conquista da parte dell’Impero Bizantino, tra il V e il VI secolo d.C., una grande importanza la ebbero la Chiesa e i Papi. Nonostante la città venne amministrata dallo “strategos”, ovvero il capo militare e il generale bizantino, Roma fu in realtà gestita dalla Chiesa.
A ridosso dell’800 d.C., essa venne liberata dal regno dei Longobardi grazie a Carlo Magno, e visse un brevissimo periodo di benessere. Questo tempo, però, venne interrotto dopo pochi decenni dalla disgregazione dell’Impero Carolingio, a causa dei saraceni e delle loro incursioni. Solo nel XII/XIII secolo il popolo e l’amministrazione tornarono a catalogare i confini della città, che contò ben 13 quartieri, tra i quali era inserito anche Trastevere. Tuttavia una divisione definitiva ancora non esisteva, in quanto l’urbanistica era molto caotica. La densità demografica era più fitta al centro dei rioni, mentre gli abitanti erano di numero inferiore a ridosso delle mura romane e poco fuori.
Questa nuova divisione territoriale derivò dalla necessità della popolazione di riaffermare una sorta di laicità in contrapposizione al potere del Papa. I rioni avevano un proprio stendardo, una piccola compagine militare e un caporione ad amministrarli. Da qui in avanti Roma attraversò tante vicissitudini storico-militari, da non poterle permettere di definire un’organizzazione territoriale sostanziale almeno fino al Rinascimento, periodo in cui furono costruite nuove strade di collegamento tra i rioni interni più popolati e quelli più esterni e quasi disabitati. Un sostanziale passo avanti verso la realizzazione della città avvenne prima con l’occupazione francese a ridosso del 1800, ufficializzando 12 quartieri, e poi dopo l’epoca napoleonica, quando furono individuati 8 rioni, rinominati “giustizie”. Roma da quel momento in poi non assistette più a crescite esponenziali della popolazione, e questo portò un adeguamento della città. Tutto cambiò dopo che Roma venne dichiarata Capitale d’Italia nel 1871, quando nacquero nuovi quartieri fuori le mura per l’esponenziale crescita demografica, grazie all’immigrazione dal resto del Paese. A oggi, Roma cerca di imitare le grandi aree metropolitane americane e di portare sotto un’amministrazione centrale i comuni limitrofi. Forse, prima o poi, inizieremo anche noi ad avere i “distretti” invece dei “comuni”?

Veronica Loscrì