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Automi. Leggende e curiosità storiche

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misteri 122 - museo arti e tradizioni popolari roma

Pezzi da museo che nascondono l’ingegno e la creatività del passato

Nel Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma è esposto un raro automa del Settecento utilizzato per gli spettacoli teatrali a cui assistette il pubblico della corte del re di Francia. Lo straordinario oggetto, simile a un manichino, è scolpito in legno e sembra avere in volto un’espressione rassegnata. In tempi recenti è stato scoperto, nella sua testa, un dado di trazione che gli consente di svolgere una serie di movimenti prolungati nel tempo.

Questo automa riporta alla memoria alcune leggende in cui si parla di macchine simili. Sembra che il famoso poeta Virgilio fosse in grado di costruire animali meccanici come cavalli e pecore. Vi fu un periodo durante il quale i proprietari delle case avrebbero dovuto lasciare le loro abitazioni ai soldati. Da questa legge erano esenti i senatori e chi avesse sepolto i familiari in casa. Virgilio inscenò il funerale di una sua mosca meccanica, che, grazie ad un discorso pubblico di grande arguzia, riuscì a spacciare come una parente evitando così la confisca della casa.

Secondo alcuni autori antichi a Virgilio è attribuita anche la costruzione di un complesso di settanta o settantadue statue bronzee che rappresentavano gli stati sottomessi dall’impero. In caso di sommossa in uno stato, la statua relativa avrebbe fatto suonare un campanello. L’insieme delle sculture sarebbe stato chiamato Salvatio Romae. Gli autori concordano sul fatto che nessuno riuscì mai a localizzare le statue con i campanelli perché sarebbero tutte rimaste distrutte nel momento della nascita di Cristo.

Gerberto d’Aurillac, eletto papa con il nome di Silvestro II, avrebbe costruito una testa d’oro o di bronzo alla quale poneva domande particolarmente difficili. La testa rispondeva con un cenno. Sembra che avesse anche previsto il giorno della morte del pontefice: il 12 maggio del 1003. Secondo una variazione della leggenda, il monaco, all’interno della testa avrebbe imprigionato un diavolo che forniva le risposte.

Massimiliano Liverotti