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CARDEA, LA CACCIATRICE DI VAMPIRI DELLA ROMA ANTICA (PARTE II)

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ovidio

Cardea aveva il potere del biancospino, che serviva a cacciare i mali dalle soglie delle case, che le era stato concesso da Giano. La dea lo avrebbe dovuto utilizzare soprattutto contro le striges o strix, mostruosi uccelli dalle ali bianche e dotati di artigli così forti e taglienti da sembrare d’acciaio. Anche il becco era molto potente e resistente. Queste creature provocavano un terribile stridore da cui deriverebbe il loro nome. Nel corso della notte entravano di nascosto nelle case in cui vi erano bambini per lacerarne le tenere carni e nutrirsi del loro sangue. Secondo una leggenda riportata da Plinio, questi uccelli erano donne malvagie trasformate in rapaci per punizione. Ovidio nelle sue opere parla di questi mostri e sembra che proprio nelle descrizioni si parli per la prima volta di creature dotate di quelle caratteristiche presenti anche nei classici vampiri. Con il nome di striges tuttavia venivano identificate anche donne dedite alla stregoneria.

Cardea difendeva quindi le case in cui vi erano dei bambini da questi spaventosi uccelli, controllando i cardini delle porte: da questo suo potere deriverebbe il nome della dea. Con il passare dei secoli fu sempre più ritenuta una maga che proteggeva i bambini e guariva i malati con i miracoli. La dea agiva in collaborazione con Limentus, il dio della soglia e, come riportato da Ovidio nei Fasti, veniva festeggiata dai romani nelle Carnalia che cadevano il primo di giugno. In queste feste veniva consumata la carne di maiale, molto amata tra gli antichi romani, insieme alle fave e al farro.
A Roma esisteva almeno un tempio dedicato a questa divinità, probabilmente sul Celio.

Massimiliano Liverotti
Urloweb.com