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CARDEA, LA CACCIATRICE DI VAMPIRI DI ROMA ANTICA (PARTE I)

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Giano

Ultimamente sono tornate di moda le storie sui vampiri, come dimostrano alcuni telefilm, film e romanzi. E’ curioso però sapere che tali storie, dove spesso si fondono la passione con la paura, erano già note a Roma antica.
A quei tempi infatti già si parlava di Cardea, una dea cacciatrice di vampiri. La sua storia è legata a Giano, un dio che, secondo quanto afferma Cicerone nel De Natura deorum, era il più importante per i romani. Giano si era invaghito di Cardea ( secondo altre versioni Carnea, Carna, Crane, ecc…) una ninfa che viveva presso il Tevere, in un bosco sacro di nome Lucus Helerni. Cardea è una figura della mitologia romana, legata anche alla magia orientale, che nel corso dei secoli divenne il prototipo della maga e che, secondo gli studiosi, ha alcune caratteristiche in comune con Diana, la dea della caccia. Entrambe amavano correre libere tra i boschi e amavano la caccia. Tali elementi oggi possono farle sembrare un po’ mascoline ma nel passato erano simbolo di femminilità. Un altro punto in comune tra le due era il fatto di essere gelose della propria verginità. Cardea aveva molti spasimanti ma se ne liberava sfidandoli in una corsa tra i boschi. Conoscendo bene tutti i sentieri e i nascondigli era sempre lei a vincere.

Giano intendeva circuirla e utilizzava dolci parole e preziosi regali per farlo. Il suoi tentativi però erano vani. Un giorno Cardea sfidò anche lui nella corsa tra i boschi. La ninfa, come in tutti gli altri casi, si celò nei nascondigli che conosceva ma non aveva tenuto conto però che il suo avversario aveva due facce con cui poteva guardare avanti e indietro. Giano riuscì a fermare Cardea e a farle violenza. Cardea pianse a lungo la perduta verginità e Giano, per farsi perdonare decise di donarle un ramo di biancospino, utile a cacciare i mali dalle soglie delle case.

Massimiliano Liverotti

 

 

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