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Curiosità storiche su Porta Pia (parte II)

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L’anziano sacerdote Antonio del Duca riteneva che gli angeli non fossero abbastanza onorati dalla Chiesa e lo dimostrò innalzando per conto proprio, tra i ruderi delle Terme di Diocleziano, un altare dedicato allo Stuolo Celeste dove si recava ogni giorno a pregare in compagnia di una schiera di orfanelli dell’ospizio di Santa Maria in Aquiro, di cui egli era prefetto. Aveva scelto quel luogo dove, un mattino d’estate del 1541, aveva avuto una visione: gli erano apparsi, illuminati di luce bianchissima, i sette martiri (Saturnino, Ciriaco, Largo, Smaragdo, Sisinnio, Trasone e Papa Marcello).

Tuttavia quei ruderi erano anche rifugio di briganti e falsari che non gradirono assolutamente l’intrusione del prete e, un giorno, lo dimostrarono prendendo a sassate lui e gli orfanelli, distruggendo inoltre l’altare.

Il santo uomo cercò supporto invano. Poco dopo il triste episodio, Pio IV, visitando i lavori della Porta Pia, rimase piacevolmente colpito dal grande mascherone che, ancora oggi, si vede scolpito nell’arco sul lato interno. Sembra che in passato il popolo romano abbia voluto riconoscere nel mascherone proprio Michelangelo.

Il Buonarroti ne presentò l’autore, il giovane Del Duca, al pontefice, il quale soddisfatto della visita alla costruzione, riprese la passeggiata e, più tardi, incrociò il prete solo e sconsolato avviarsi alla quotidiana preghiera alle Terme.

Pio IV, informatosi della sua storia, colpito dalla ripetizione nella stessa mattinata del cognome Del Duca, si interessò così vivamente al progetto di santificare un luogo tanto pieno di ricordi pagani, da affidare seduta stante a Michelangelo il compito di trasformare in tempio il corpo principale delle Terme di Diocleziano. Il progetto fu appoggiato anche dai certosini in quanto nel sito sarebbe stato annesso il loro convento. Una volta terminato, fu effettivamente dedicato, secondo il desiderio di padre Antonio Del Duca, a Santa Maria degli Angeli.

Massimiliano Liverotti