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Curiosità su Mastro Titta, il boia di Roma (II parte)

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Nella seconda stampa in cui è ritratto il Bugatti, egli si trova sul patibolo, ha già i capelli bianchi e mostra al popolo, reggendola per i lunghi capelli, la testa appena tagliata di una donna.

Alle sue spalle è visibile la ghigliottina. Secondo gli esperti, visto lo scarso numero di donne decapitate a Castel S. Angelo, la rea in questa stampa dovrebbe essere la condannata all’esecuzione n. 360 di Mastro Titta: Michelina Cimini, giustiziata il 20 luglio 1841 a Ponte S. Angelo. Il boia aveva quindi sessantadue anni.

Al teatro e al cinema Mastro Titta è stato rappresentato con diverse fisionomie e caratteri. Nella commedia teatrale “Rugantino” di Garinei e Giovannini il boia fu interpretato in modo superlativo da Aldo Fabrizi che gli diede un animo sensibile e paterno rendendolo amabile nonostante l’ingrato lavoro. Secondo gli storici tuttavia questa rappresentazione è lontana dal personaggio reale che doveva essere un tipo solitario e malvisto dal popolo.
Nella commedia vi sono Eusebia e Bojetto, rispettivamente moglie e figlio del Bugatti. Questi due personaggi sono completamente inventati in quanto Mastro Titta rimase scapolo per tutta la vita.
In un’altra edizione della commedia il personaggio in età matura è interpretato da Paolo Stoppa. Alcuni esperti affermano che questa versione è più somigliante al vero Bugatti che in una scena viene rappresentato sul patibolo e si limita quasi esclusivamente a presenziare all’esecuzione lasciando la maggior parte del lavoro agli assistenti.
Quando tutto è pronto, si avvicina alla ghigliottina e prima di sganciare la mannaia, fa una battuta bonaria al condannato: “A Rugantì, ‘na botta e via!”
In questo caso la sceneggiatura ha forse voluto conferire al personaggio un po’ di umanità e un senso di solidarietà con il condannato.

 

Massimiliano Liverotti

 

 

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