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I medici di Roma antica

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misteri 137 - medicina roma antica

Un viaggio in tre parti nella medicina degli antichi romani

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Anticamente a Roma, per curare malati e feriti, si ricorreva ad alcune erbe di cui un’esperienza, tramandata di padre in figlio, aveva scoperto le proprietà curative. Si riteneva che l’efficacia di tali rimedi aumentasse se accompagnati da un po’ di stregoneria, una scienza arrivata a Roma dall’Etruria. Si pronunciavano parole magiche e il malanno, almeno così si pensava, spariva. Oltre a foglie o radici di piante, per curare si utilizzavano grassi di animali o sostanze innocue come pane, miele, olio e aceto. All’epoca le farmacie non esistevano, ma vi erano le botteghe dove si vendevano unguenti medicamentosi, impiastri, radici, erbe, ecc. Il venditore non era un farmacista patentato, ma un ciarlatano che vendeva i suoi ritrovati vantandone gli effetti mirabolanti in pubblico.

In casa era il pater familias che preparava le medicine per tutti: moglie, figli e schiavi; faceva così anche Catone il Censore, uomo molto colto che si vantava di aver raggiunto la vecchiaia e di aver mantenuto in buona salute i suoi cari con l’uso dei rimedi da lui realizzati.

Sulla fine del III secolo a.C. i medici di professione, provenienti dal mondo greco–orientale, si trasferirono a Roma divulgando la loro scienza. All’epoca per essere medici non era necessario né il diritto di cittadinanza né lo stato di libertà, infatti molti di loro erano schiavi. Nelle famiglie più ricche vi era il medico fisso, alcune volte erano le schiave ad essere adibite a questo ruolo in quanto le donne della casa preferivano essere curate da loro anziché dagli uomini. Nell’età imperiale lo Stato cominciò ad organizzare l’assistenza medica da parte di uomini esperti.

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Massimiliano Liverotti