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I medici nella Roma antica

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misteri 137 - medicina roma antica

Seconda puntata del viaggio nella medicina degli antichi romani

Leggi la prima parte

Nel IV secolo d.C., in ciascuno dei quattordici quartieri in cui era stata divisa Roma da Augusto, fu istituito un medico pubblico con l’obbligo di curare tutti, compresi i poveri. I medici si recavano presso il malato o lo ricevevano in appositi locali. I medici specialisti erano più numerosi dei medici generici. Vi erano specialisti per i problemi alle orecchie, agli occhi, ai denti, alla gola e, fra i chirurghi, per le amputazioni, per le ferite, per le fratture.

I medici più importanti andavano dal malato portando con loro molti medici esordienti. Marziale raccontò che, in seguito ad una sua indisposizione, venne a visitarlo un medico accompagnato da cento discepoli. Fu toccato da cento mani congelate. Fu in seguito alla visita che gli venne la febbre.

Nelle terre soggette a Roma vi erano molti oculisti. Curavano gli occhi malati con un collirio composto da sostanze vegetali, come resina, mirra, croco o con polveri minerali. Nell’antichità vi erano due tipi di collirio: il solido, più adoperato, e il liquido. Il collirio solido era in commercio in forma di bastoncini, sui quali era stato impresso il nome del medico, il nome del preparato e l’uso a cui serviva.

Ai romani era ancora sconosciuto l’uso degli occhiali, ma qualche tentativo di correggere la vista con mezzi simili ai nostri doveva esserci stato. Si ricorda infatti che Nerone, che era molto miope, si serviva di uno smeraldo concavo per potere osservare i combattimenti dei gladiatori.

Esisteva anche la chirurgia estetica di cui ci si serviva per cancellare l’impronta che un marchio rovente stampava in fronte agli schiavi ladri, fuggitivi, calunniatori. Lo schiavo divenuto libero e, come ogni tanto accadeva, ricco, andava dal chirurgo per farsi cancellare la pelle bollata dell’antica infamia.

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Massimiliano Liverotti