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Il castello della Magliana

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Caccia e hotium alla corte dei papi.
Il quartiere della Magliana prende il suo nome dalla Gens Manlia, proprietaria di un fundus manlianus posto sull’antica Via Campana. Il toponimo avrebbe anche il significato di approdo: la zona infatti, in epoca imperiale, costituiva il primo scalo per coloro che giungevano a Roma.
Quest’area era in passato caratterizzata da una campagna ricca di selvaggina, di rara e intatta bellezza. È in questo contesto che va collocata la realizzazione del castello papale, all’interno di una vasta tenuta, residenza estiva dei pontefici, luogo di hotium e di caccia. Nel 1471 il cardinale Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV della Rovere, modificò, abbellendo, alcuni edifici medievali preesistenti, circondando il castello con un muro di cinta merlato. Fu lui il primo a destinare la tenuta a zona di caccia, attività in voga alla corte pontificia. Nel 1490 papa Innocenzo VIII fece abbattere parte dei fabbricati esistenti e affidò all’architetto Graziadeo Prada da Brescia la costruzione di un edificio a due piani, conosciuto come il “palazzetto di Innocenzo VIII”, che presenta al piano terra un piccolo portico a tre archi, dalla caratteristica volta a crociera, ornato dallo stemma del papa. In seguito Giulio II fece ampliare la costruzione di un edificio a squadra con un porticato, sormontato da grandi finestre semicrociate, all’interno del quale vi è una scala che conduce al piano superiore; qui si trova una loggia belvedere da cui si può godere il panorama della campagna circostante. Venne anche ristrutturata la vecchia cappella, già esistente in epoca medievale, dedicata a S. Giovanni Battista, da cui il nome odierno del vicino ospedale dei Cavalieri di Malta. Originariamente ricca di decorazioni pittoriche, presentava nell’abside un affresco che, attualmente al Museo del Louvre a Parigi, fu realizzato dagli allievi di Raffaello, su disegni del maestro. L’epoca di maggiore splendore fu durante il pontificato di Leone X de’ Medici (da cui prende il nome il vicino Parco de’ Medici) il quale, intriso di cultura neoplatonica, amante dell’arte e della caccia, si circondò di artisti e letterati. Il pontefice volle la costruzione di una fontana al centro del cortile interno e fece allestire la splendida “sala delle Muse”, decorata di affreschi rappresentanti le nove divinità femminili patrone delle arti e il dio Apollo, opera di carattere peruginesco di Gerino Gerini da Pistoia (attualmente presso il Museo di Roma di Palazzo Braschi). Il papa, che con questa commissione testimoniava il suo interesse per le arti liberali e le humaniores litterae, utilizzò la sala come salotto letterario e lo adibì a concerti e spettacoli teatrali. Con la fine del Rinascimento, anche il castello perse la sua importanza. Caduto in rovina nell’Ottocento fu dato in beneficio alle monache di Santa Cecilia, che lo affittarono a privati. Dal 1957 è di proprietà del Sovrano Militare Ordine di Malta, che ne ha curato il restauro. Attualmente ospita gli uffici e la direzione dell’attiguo ospedale San Giovanni Battista.

Alessia Casciardi
Urloweb.com