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Il monumentale Mausoleo di Augusto

Secoli di devastazioni e di alterazioni rendono ancora difficile una esatta ricostruzione

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Situato vicino all’Ara Pacis, questo grande monumento sepolcrale, costruito dopo il 28 a.C. da Augusto, per conservare le spoglie dei membri di tutta la sua dinastia, è giunto fino a noi dopo secoli di devastazioni e di alterazioni che ne rendono complicata una esatta ricostruzione.

Dopo essere stato abbandonato e lasciato in rovina nel corso del Medioevo, nel XII secolo venne trasformato dai Colonna in fortezza con l’appellativo di “Agosta”. Smantellato successivamente da Gregorio XI nel 1241, venne poi sfruttato come cava di travertino, poi giardino, anfiteatro e in ultimo come sala da concerto assumendo definitivamente l’appellativo di “Augusteo”.

Il monumento è costituito da un basamento-recinto esterno di forma quadrangolare e da un corpo cilindrico interno a due piani con al centro un gigantesco pilastro, anch’esso di forma cilindrica, alla sommità del quale doveva trovarsi una statua bronzea dell’imperatore. All’interno di questo pilastro si trovava un ambiente quadrato in cui viene riconosciuta la tomba di Augusto.

Le spoglie degli altri componenti della famiglia erano invece conservate in urne e deposte in alcune nicchie, come testimonia il ritrovamento di quella di Ottavia, sorella di Augusto morta nel 10 a.C., riconoscibile grazie a un’iscrizione incisa nel marmo affianco a quella del figlio Marcello, che sembra essere il primo sepolto all’interno del mausoleo, morto nel 23 a.C.

Molte altre urne furono rinvenute in questo complesso funerario: quella di Livia, di Tiberio e quella di Agrippina. La custodia marmorea di quest’ultima sembra essere stata utilizzata nel Medioevo come misura per il grano e attualmente è conservata ed esposta al Museo dei Conservatori in Campidoglio. Qui sono state ritrovate anche le spoglie di Claudio e Poppea, moglie di Nerone, il quale invece, come Caligola, fu escluso dal mausoleo.

La porta di accesso, preceduta da una breve gradinata, era fiancheggiata da due pilastri sui quali, dopo la morte dell’imperatore, furono collocate delle tavole in bronzo con la sua autobiografia, i così detti “Res gestae divi Augusti”, che oggi si possono vedere trascritti sul muro del Museo dell’Ara Pacis.

Sempre ai lati dell’ingresso erano collocati due obelischi a imitazione di quelli egizi che oggi si trovano rispettivamente nella piazza del Quirinale e sull’Esquilino. Si tratta quindi di un sito ricco di storia e di reperti archeologici che attualmente è ancora chiuso e immerso nel degrado, in attesa di essere restaurato, pulito e risistemato, per essere visibile e fruibile da tutti gli appassionati di ciò che ancora resta della leggendaria Roma imperiale.

Emanuela Maisto

 

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