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La Basilica del popolo romano

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Collocata nel rione Campo Marzio, fu edificata, secondo la tradizione, a spese del popolo romano. Per questo ebbe la denominazione “del Popolo”, passata poi anche alla Piazza. Qui vi sorgono ben tre chiese: due famosissime, le cosiddette chiese gemelle, e la chiesa di Santa Maria del Popolo, che fu la prima ad accogliere i pellegrini che giungevano in città. Fu Papa Pasquale II nel 1099 ad iniziare la costruzione di una cappella là dove ora sorge la Basilica. La leggenda, riportata nell’arcone che sormonta l’altare, narra che la Vergine apparve in sogno al Papa per dirgli di costruire una cappella dove era sepolto Nerone: un terreno maledetto. Infatti fin dal Medioevo si tramanda che dalle ceneri dell’imperatore Nerone, racchiuse nel sepolcro dei domizi alle pendici del Pincio, era nato un albero di noce infestato da diavoli che si manifestavano sotto forma di corvi. Al fine di esorcizzare la zona, e in segno di ringraziamento per la liberazione di Gerusalemme, avvenuta al termine di quello stesso anno con la prima crociata, il pontefice Pasquale II edificò una cappella in onore della Vergine Maria. Questa fu ingrandita da Papa Gregorio IX nel 1227 ma assunse la forma attuale solo tra il 1472 e il 1478, per volere di Papa Sisto IV della Rovere, che la ricostruì. Ciò che la rende particolare è il fatto che molte famiglie nobili, romane e non, avevano in questa chiesa la cappella di famiglia dove vi costruivano i monumenti funebri, come il Sepolcro di Ascanio Sforza e di Girolamo Basso della Rovere, capolavori di Andrea Sansovino. Molto stravagante risulta invece il monumento funebre di Giovanni Battista Gisleni, un architetto vissuto tra il 1600 e il 1670, che se lo fece costruire personalmente. Esso raffigura uno scheletro di marmo giallo avvolto in un sudario bianco che si aggrappa alle sbarre del sepolcro. Ma il vero scrigno della chiesa è la Cappella Chigi nella navata sinistra, costruita su disegno di Raffaello e completata dal Bernini. Qui vi sono dipinti di Francesco Salviati, Sebastiano del Piombo, Lorenzetto e le tombe di Agostino Chigi e di Sigismondo Chigi, entrambe disegnate da Raffaello e completate dal Bernini. Nel corso dei secoli tutti i più grandi personaggi del panorama artistico romano hanno lasciato la loro impronta nella chiesa, da Bernini che cercò di renderla baroccheggiante nel 1660, a Caravaggio, al quale furono commissionati due dei suoi più grandi capolavori: la crocifissione di San Pietro e la conversione di San Paolo, collocati nel transetto sinistro. L’interno è formato da tre navate, e quando Bernini tra il 1655 e il 1659, sotto il pontificato di Alessandro VII Chigi, la ristrutturò, vi aggiunse, tra le altre cose, degli stucchi di finto marmo sulle campate degli architravi.
I più grandi artisti contribuirono poi a farne una delle chiese più ricche di capolavori, come gli splendidi affreschi del Pinturicchio nella volta del coro, raffiguranti l’Incoronazione di Maria. Sull’altare maggiore campeggia una tavola bizantineggiante del XII secolo, anticamente ritenuta di San Luca, raffigurante proprio la Madonna del Popolo. Fu elevata a Basilica da Sisto V entrando nel novero delle Sette Chiese. Infatti, nel 1695, in occasione dell’Anno Santo, fu utilizzata per accogliere i fedeli in sostituzione della Basilica di San Sebastiano, chiusa a causa dell’epidemia dilagante fuori le mura della città.

Emanuela Maisto