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La chiesa dei Santi Quattro Coronati

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Alla Chiesa dei Santi Quattro Coronati bisogna arrivare dal basso, da via dei Querceti. Appena voltato a sinistra l’angolo con via dei Santi Quattro, compare una gigantesca rocca: antichissime mura si levano poderose e danno all’osservatore l’immediata sensazione di avere di fronte qualcosa di eccezionale. Tale infatti è questo angolo di Roma poco conosciuto sul Colle del Celio: la Chiesa dei Santi Quattro. Secondo la leggenda si trattava di quattro legionari, Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino, martirizzati perché si erano rifiutati di adorare la statua di un falso dio. Secondo altre fonti la leggenda narra di quattro artisti dalmati uccisi da Diocleziano perché non avevano voluto scolpire la statua di un falso dio. Chiunque essi fossero, i loro resti riposano in una cripta all’interno della Chiesa. Leggende! Ciò che conta è l’edificio carico di messaggi e di notizie. La Chiesa venne eretta nel IV secolo sfruttando una preesistente costruzione romana di rara imponenza. Originariamente era molto più grande, come si può constatare dalle colonne che dividevano le navate, semimurate nelle pareti. Dopo la devastazione per mano dei normanni nel 1084, la Chiesa fu riedificata con dimensioni ridotte, lasciando però l’abside immutata. Sotto l’altare corre una cripta semianulare al centro della quale venivano conservate le reliquie dei santi e dei martiri venerate dai pellegrini. Dalla navata di sinistra si può passare, dopo aver suonato il campanello, in un chiostro ben decorato, con al centro una fontana del X-XII secolo per le abluzioni rituali. Scavi recenti hanno riportato alla luce l’ingresso di una galleria sotterranea che collega questa basilica fortificata alla cattedrale di San Giovanni. Il cunicolo sarebbe servito come via di fuga per i pontefici, che all’occorrenza potevano trovare qui un sicuro riparo. All’interno dei vari edifici trovano ospitalità due diversi conventi di monache: le Piccole Sorelle dell’Agnello e le Agostiniane, quest’ultime di clausura. La Chiesa è preceduta da due cortili: nel portico del primo c’è sulla sinistra una pesante grata di ferro che sbarra una finestrella accanto ad una ruota. È la bussola girevole dove si deponevano i neonati non voluti. Da una porta antistante si accede all’oratorio di San Silvestro, locale di straordinaria importanza per due ragioni. La prima è la fascia di affreschi eseguiti nel XIII secolo da maestri bizantini che raffigurano il “Constitutum Constantini”, ossia la celeberrima donazione con la quale Costantino avrebbe ceduto al Papa la supremazia su Roma, l’Italia e l’intero Occidente. In un’altra scena, che si trova sulla porta d’ingresso, è rappresentato un Giudizio Universale con Cristo in trono fra la Madonna e San Giovanni Battista e in alto due Angeli: il primo suona la tromba del giudizio, l’altro arrotola il cielo stellato a conferma che tutto, compreso il tempo, è ormai finito. La seconda particolarità che si trova all’interno di questo oratorio è che alla sommità della parete di destra si aprono dei buchi a forma di conchiglia: erano i “portavoce” che consentivano alle monache, relegate in clausura, di seguire le sacre funzioni senza mostrarsi. Ci sarebbe molto altro da dire su magnifici affreschi, decorazioni e arredi, ma ciò che colpisce più di ogni altra cosa è l’atmosfera che il complesso sprigiona. La forza testimoniale che queste mura venerande continuerebbero ad avere, anche se fossero ridotte alla nuda pietra, e che i visitatori riescono a percepire appena entrano in questa splendida Chiesa.

Emanuela Maisto