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La chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane

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Una delle opere più originali di Francesco Borromini: la chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane.


Situata in via del Quirinale, ad angolo con il quadrivio delle Quattro Fontane, la Chiesa di San Carlo viene spesso ingiustamente dimenticata. Dedicata a San Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, è una delle opere più originali del Borromini. Soprannominata “San Carlino” per le sue ridotte dimensioni, è grande circa come un pilastro della Basilica di San Pietro. Un detto popolare dice: “San Pietro è bello per la sua grandezza e San Carlino è bella per la sua piccolezza”. La chiesa, fondata nel 1638, fu incorporata nel convento dei Trinitari Spagnoli, committenti dell’artista. Si tratta della sua ultima creazione, rimasta incompiuta alla sua morte, con il prospetto ancora in costruzione. La facciata è alta e ristretta ad andamento curvilineo ed è divisa in sei scomparti e un portale sormontato da una nicchia in cui poi Antonio Raggi scolpì la statua di San Carlo. La geometria sacra di questo piccolo tempio svela l’enigma di un grande iniziato che concepì la Chiesa come una “domus sapientiae”, una proiezione dell’elevazione dell’individuo verso dimensioni superiori. Sembra infatti che l’artista fosse un appassionato dell’occulto e delle scienze esoteriche ermetico-cristiane e che inserisse nelle sue opere segni che riprendevano la protomassoneria. Entrando nella piccola chiesa, non si può non restare affascinati dalla cupola. Si notano chiaramente molte forme ottagonali che si alternano a croci. L’ottagono era una figura molto in voga all’epoca dei templari. Fin dai tempi antichi vi era una corrente esoterica afferente al cristianesimo che considerava l’8 come espressione perfetta in grado di evocare poteri mistici evocando enormi segreti. Tutte le soluzioni decorative interne sono di grande raffinatezza, volute dallo stesso Borromini e realizzate con stucco bianchissimo per rendere una tonalità particolarmente luminosa che richiami alla mente del fedele la Luce Divina.

Questa meravigliosa chiesa nasconde parecchi misteri. Chi visita i suoi interni avrà l’impressione che l’edificio sia come una specie di organismo vivente, che ingloba lo spettatore nelle sue bellezze. Due sono i dipinti più importanti che la arricchiscono: sull’altare maggiore si trova la pala con i SS. Carlo Borromeo, Felice di Valois e Giovanni de Matha in adorazione della Trinità, ad opera del pittore francese Pierre Mignard (1646) e nella sagrestia, invece, è possibile ammirare S. Carlo Borromeo in adorazione della Trinità, di Orazio Borgianni (1612). Da vedere anche il chiostro adiacente, anch’esso realizzato da Borromini. La sua forma originale, a rettangolo, divenne poi ottagonale, guadagnando una movimentazione dinamica grazie agli spazi creati dalle colonne binate e l’alternanza di superfici convesse e rettilinee. Il simbolo dell’ottagono, in particolare, è segno di vita eterna e di equilibrio, utilizzato qui per evidenziare una ricerca, colmata anche dagli splendidi riflessi e giochi di luce creati, della purezza e della perfezione dell’anima.
Al centro del chiostro c’è un piccolo pozzo, anch’esso di forma ottagonale, a completamento di questo gioiello creato da Borromini, concepito tra il 1635 e il 1644, fatto di linee perfette e di una resa assolutamente autonoma, tanto che il noto maestro del barocco romano non volle percepire per esso e per il progetto sulla chiesa alcun compenso. Quella del chiostro rimarrà una delle sue opere più originali, in linea con il periodo in cui nacque, fatto di grandi moti di sperimentazione e innovazione.

Emanuela Maisto