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La chiesa di Sant’Isidoro a Capo le Case

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La chiesa degli irlandesi a Roma costruita dagli spagnoli

Situata in via degli Artisti, nel Rione Ludovisi, è dedicata al santo spagnolo, considerato il protettore dell’agricoltura e dei campi, vissuto tra il 560 e il 636 d.C. ed eletto a dottore della Chiesa. Nel 1622, anno in cui S. Isidoro venne canonizzato da papa Gregorio XV, una comunità di Francescani spagnoli (denominati Descalceati) comperò un terreno sulle pendici del Pincio, per realizzare una chiesa dedicata al Santo originario di Madrid. L’edificio, iniziato su un progetto di Antonio Casoni nel 1622, venne fondato insieme al convento attiguo intorno al 1625 da Ottaviano Vestri di Barbiano, che fornì il denaro necessario per la costruzione della chiesa e del convento. I frati francescani spagnoli, però, l’abbandonarono dopo circa due anni dall’edificazione, e da allora passò nelle mani di Padre Luca Waddingo, per ospitarvi i padri irlandesi che tuttora la custodiscono. La chiesa, da spagnola che era, divenne così la chiesa nazionale degli irlandesi residenti a Roma. 

L’edificazione proseguì fino al 1672 con gli interventi di Domenico Castelli, che terminò la facciata ad opera di Carlo Bizzaccheri. Nel 1809, durante l’occupazione francese a Roma, parte del convento venne requisito dagli occupanti, mentre il resto rimase a disposizione del rettore padre Mc Cormick. Questo decise di affittare la struttura ad un gruppo di artisti tedeschi denominati “Nazareni”. La permanenza di questi pittori all’interno del convento incise anche sulla toponomastica della zona, dando il nome attuale alla via che ospita la chiesa: via degli Artisti.

All’interno sul soffitto si può ammirare l’opera di Ch-Andrè Van Loo con la rappresentazione della “Gloria di Sant’Isidoro”. La prima Cappella di destra invece è interamente dipinta da Carlo Maratta con le “Storie di San Giuseppe”.

Adiacenti alla chiesa si trovano due chiostri: uno spagnolo, detto “il piccolo chiostro”, costruito dal primo architetto Casoni, coperto però nel 1948, e un altro costruito da Waddingo e completamente affrescato. In questo chiostro è presente un ciclo di affreschi, realizzati nel 1701 da frate Giovanni Antonio Sguary, composto da 30 lunette che raffigurano le “Storie della Vita di S. Francesco”. Sotto di esse, delle didascalie in latino e in italiano ne spiegano i passaggi, mentre nella fascia sottostante sono affrescati 49 ritratti di santi francescani.

Il convento oltre ad ospitare una preziosissima biblioteca, conserva al suo interno la celebre “Sala del Cardinale protettore d’Irlanda”, completata nel 1672, così detta perchè qui vi si compiva la cerimonia della presa di possesso della carica.

Degna di nota è la Cappella Da Sylvia ristrutturata da Gian Lorenzo Bernini con l’aggiunta di due ‘Virtù’. Lo scultore le aveva realizzate con dei seni piuttosto floridi, soprattutto per la rappresentazione della “Carità”, colta dal Bernini nell’atto di offrirli. Così i sacerdoti della chiesa, nel 1860, decisero di apportare alcune modifiche, come spesso accaduto, ritenendo troppo scandalose queste due immagini, decidendo di “vestirle” con due camicie di bronzo avvitate direttamente al marmo. Fortunatamente questo ‘intervento’ ha procurato solo danni minimi alle opere stesse, e nel restauro del 2002 si è riusciti a rimuovere le due camicie senza particolari difficoltà, restituendo al visitatore la vista originale immaginata e realizzata dal Bernini.

Inoltre qui, in occasione della festa di San Patrizio, famoso patrono d’Irlanda, il 17 marzo, la chiesa ospita il suggestivo rito della benedizione del trifoglio, pianta emblematica dell’Irlanda, della quale il santo si servì per spiegare ai semplici fedeli di quell’isola il mistero della Santissima Trinità.

Emanuela Maisto