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La chiesa di Santa Caterina dei Funari

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Gli esordi di Annibale Carracci a Roma

Questa chiesa è situata in via dei Funari, nel Rione Campitelli, ed è dedicata a Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, martirizzata nel IV secolo sotto l’imperatore Massimiano, legata alla tradizione romana e a diversi proverbi metereologici. “Pe’ Santa Caterina la neve sulla spina!”, “Pe’ Santa Caterina un passo di gallina”, e infine “Er medemo tempo preciso che fa er giorno de Santa Caterina lo fa er giorno de Natale”. 

Il soprannome “dei funari” proviene dai fabbricanti di funi che esercitavano il loro mestiere sulla vicina riva sinistra del fiume Tevere, ma originariamente era denominata Santa Maria Dominae Rosae, nome che ricorda la fondatrice e benefattrice della chiesa e del monastero, la cui identificazione è resa però difficile dalla scarsità dei documenti. La chiesa fu detta “in castro aureo” per la sua vicinanza con le rovine del Circo Flaminio (detto, appunto, Castrum Aureum) e sembra che fosse dedicata anche ai santi Lorenzo e Stefano. Nel 1536 fu concessa da Paolo III e Sant’Ignazio di Lodola che fece venire dalla Germania il primo carillon di campane che si fosse mai visto e sentito a Roma. Ignazio vi fondò il Conservatorio di Santa Caterina della Rosa, conosciuto anche come “Compagnia delle Vergini Miserabili Pericolanti” e vi fece erigere una casa attigua per accogliere le orfanelle, affinché fosse data loro una buona educazione.

In seguito il cardinale Cesi fece riedificare la chiesa tra il 1560 e il 1564 da Guidetto Guidetti. Da allora assunse definitivamente il nome di Santa Caterina dei Funari e venne dedicata solo a questa santa. La chiesa acquisì una pianta abbastanza severa, a navata unica con paraste lungo il perimetro, affiancata da tre cappelle semicircolari per parte, un presbiterio di forma rettangolare strutturato come una cappella e una copertura a volta.

La facciata è in travertino, a due ordini di paraste, con un portale racchiuso tra colonne. Sulla destra si può ancora ammirare il campanile realizzato, su una torre con cupoletta ottagonale. All’interno la chiesa custodisce opere degne di nota. Nella prima cappella a destra si trova l’importante immagine di Santa Margherita di Annibale Carracci. La tela è stata tradizionalmente associata agli esordi romani di Annibale e pertanto inizialmente datata intorno al 1595-1596. Recenti scoperte però hanno indotto a posticipare di qualche anno l’esecuzione del dipinto che viene oggi collocato intorno al 1599, e ribadiscono che esso sia stato probabilmente eseguito a Roma.

L’opera fu commissionata al giovane artista da Gabriele Bombasi, letterato reggiano che fu precettore di Ranuccio e Odoardo Farnese. Benché molto probabilmente non si tratti della prima opera in assoluto eseguita da Annibale a Roma, la Santa Margherita è sicuramente la prima prova romana del Carracci esposta in un luogo liberamente accessibile al pubblico e contribuì a diffondere la fama di Annibale nella Capitale. Infatti il Bellori testimonia che la tela riscosse anche l’apprezzamento del Caravaggio. Nella seconda cappella a destra si trova una “Deposizione” di Girolamo Muziano, con dei pilastri dipinti da Federico Zuccari al quale si devono anche le “Storie di Santa Caterina” che decorano le pareti laterali. Nella cappella maggiore l’artista Livio Agresti ha lasciato il dipinto della “Glorificazione di Santa Caterina” e il terribile “Martirio di Santa Caterina” che fu decapitata dopo aver resistito a numerose torture tra cui lo stritolamento con una ruota dentata.

Emanuela Maisto