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La Chiesa di Santa Croce alla Lungara

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meraviglie 133 - santa croce alle scalette

Una storia fatta di accoglienza e diritti

La chiesa sorge in via della Lungara al civico 19, nel rione Trastevere, ad angolo con via della Penitenza. Viene chiamata anche “Santa Croce delle scalette” per la presenza di due rampe di scale che conducono al portale d’ingresso, affiancate da due nicchie. Altro nome è “Buon Pastore” perché nell’Ottocento l’edificio e il monastero annesso vennero affidati alle Suore del Buon Pastore d’Angers. Venne costruita nel 1619 grazie ai finanziamenti conferiti dal Duca di Baviera e del Cardinale Antonio Barberini, fratello di Papa Urbano VII, mentre il monastero venne realizzato nel 1615. 

La sua facciata è composta di due ordini, scanditi da paraste. Nella parte superiore si apre una finestra e a coronamento dell’edificio si trova un timpano triangolare. Una delle rampe di scale conduce ad una porta della chiesa mentre l’altra porta all’annesso monastero che Padre Domenico di Gesù e Maria fondò per le donne sole e malfamate che avevano desiderio di redimersi.

La struttura esterna che caratterizza l’edificio è semplice, aggraziata e armonica, ed è quella originaria. L’interno è a navata unica e senza transetto e venne rimaneggiato nel corso dell’Ottocento avvicinandolo così ad un gusto più classicheggiante. Sull’altare maggiore era locato il quadro di “Gesù che porta la croce”, oggi sostituito dal “Crocifisso”, un’opera di Francesco Troppa, autore anche del dipinto “Annunciazione” che sorge sull’altare di destra. Un’altra opera rilevante nella chiesa è la “Maddalena” di Ciccio da Napoli.

Per la presenza dell’attiguo monastero dove erano accolte le donne “di malaffare”, la chiesa acquisì nel tempo il nome di “Santa Croce della Penitenza”. Nel 1839 questo complesso fu affidato alla confraternita delle Suore del Buon Pastore di Eufrasia Pelletier, e così, sia la chiesa che il convento, furono chiamati del Buon Pastore. Questa casa di rieducazione per sole donne, che presenta un portale decorato a volute e da mensole, e che è sormontato dalla statua del Buon Pastore, fu sempre circondata da un senso di mistero e da storie oscure. Infatti qui venivano condotte le orfane minorenni la cui patria potestà era affidata a dei giudici tutelari, oppure giovani donne avviate alla prostituzione e al ladrocinio, bambine povere che venivano chiamate “le condannate” o le “preservate”, oppure giovani donne che la famiglia non poteva più mantenere. Molte ragazze, quindi, arrivavano qui per espressione del giudice dei minorenni, oppure dal vicino carcere delle Mantellate, proprio perché esse erano intenzionate a redimersi dopo aver scontato la loro pena. Le suore le accoglievano attendendosi all’insegnamento della fondatrice dell’Ordine, Eufrasia Pelletier, che diceva sempre: “Prima di parlare di Dio, insegnate a queste ragazze a leggere, scrivere e far di conto”.

Successivamente Papa Pio IX fece ampliare l’edificio e costruì una nuova sala su via della Penitenza, per garantire una separazione ben precisa tra le categorie assistite. Dopo i restauri del 1924 la chiesa rimase chiusa, mentre l’istituto funzionò fino al 1950. Oggi essa è di proprietà di Roma Capitale e ospita la Casa Internazionale delle Donne.

Emanuela Maisto