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La chiesa di Santa Maria dell’Orto a Trastevere

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santa maria dellorto

Questa chiesa non rientra nei normali circuiti turistici. È situata in via Anicia, nel rione Trastevere, e venne costruita grazie alle offerte dei trasteverini con lo scopo di ospitare al suo interno un’immagine della Vergine miracolosa.

 

Nel Quattrocento l’area su cui sorge era disabitata e quasi interamente occupata da orti. Essa costituiva un punto davvero nevralgico per la sua posizione lungo il fiume, che divenne sede del porto di Ripa Grande. Esso fu per secoli uno snodo di fiorenti attività commerciali di ogni tipo. Le merci, per lo più cereali, vino, olio e materiali vari, arrivavano al porto di Ostia e provenivano da tutto il mondo. Lì venivano poi smistate e caricate su navi più piccole che giungevano al porto di Ripa Grande trainate dai buoi lungo le rive.

Alla fine del XV secolo un ortolano, gravemente infermo, si raccomandò ad un’immagine della Madonna dipinta sul muro di cinta di un orto ed ottenne la guarigione. La sua devozione a quell’immagine fu presto seguita da molte altre persone e si arrivò a costruire prima una cappella e poi, in seguito, la chiesa attuale.

Inizialmente disegnata da Michelangelo, la sua costruzione, che subì un’interruzione per mancanza di fondi, venne ripresa nel 1512 da Giulio Romano e Martino Longhi. Alcuni sostengono che quest’ultimo, successivamente, realizzò anche la facciata. Altri, invece, l’attribuiscono al Vignola, altri ancora a Guido Guidetti da Como, che diresse la costruzione nel 1566. Nel 1762 vennero apportate numerose aggiunte alla facciata, in particolare dei piccoli obelischi che, per alcuni, guastano l’armonia generale della stessa.

Inizialmente la chiesa serviva da cappella per l’ospedale che oggi non esiste più. Era una sorta di basilica per un gruppo di devoti che, più tardi, costituì una Confraternita, poi elevata da Papa Sisto V a rango di Arciconfraternita, ed oggi ancora in attività. Essa si occupa e si impegna nella custodia di emblemi e stendardi conservati in un piccolo museo annesso alla chiesa. Ad esso è collegato anche il Centro Studi Luigi Huetter, posto nei locali sopra l’edificio. Si tratta di un’associazione di artigiani e commercianti collegati dai medesimi interessi, che si dedicavano anche ad attività di tipo caritatevole.

Nella chiesa avevano sede una ventina di associazioni: i salumieri, i fruttivendoli, i pastai, i ciabattini, i macellai, i contadini, i sensali, gli ortolani. Ancora oggi si possono leggere i titoli delle singole cappelle a loro riservate. Sono ricordati anche i giovani, garzoni e lavoratori delle varie corporazioni. Inoltre, la Confraternita aveva creato laboratori di analisi e la spezieria, antenata della farmacia, dove si preparavano e si vendevano medicamenti a base naturale, oltre ad ambienti dedicati allo studio e addirittura per l’assistenza ai malati. Una vera università dei mestieri, almeno tutti quelli che esistevano a quel tempo.
Qui si trovano anche piccole lapidi per ricordare i donatori, tutti rigorosamente rappresentanti di qualcuno dei mestieri suddetti, con le somme lasciate all’associazione.

Particolarmente suggestive, ancora oggi, sono le cerimonie organizzate dall’Arciconfraternita, come la benedizione delle acque del Tevere, con preghiere in suffragio dei defunti che si tengono il 2 novembre e la distribuzione dei ceri durante la festa della Candelora.

Emanuela Maisto