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La chiesa di Santa Maria Maddalena nel Rione Sant’Eustachio

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È una piccola chiesa che fa angolo tra via del Pantheon e via delle Colonnelle, nel Rione Sant’Eustachio.
Dedicata a Santa Maddalena del Vangelo, sorge sulla piazza e sulla via omonima su una cappella già preesistente databile al 1300. È la chiesa nazionale degli abruzzesi residenti a Roma. Nel 1586 venne affidata, con l’annesso ospedale, a San Camillo De Lellis come sede dei Ministri degli Infermi. Nel 1621, dopo aver ottenuto da Papa Urbano VIII la concessione di realizzare alcuni lavori, i Camilliani ampliarono la piazza antistante e iniziarono la riedificazione della chiesa stessa, che si protrasse per quasi un secolo. Essa fu così spostata nella parte estrema dell’isolato, mentre il convento andò ad occupare il fianco sinistro. Quest’ultimo, disegnato da Carlo Bizzaccheri, si innalza su tre ordini, con forme molto sobrie nel lato di via della Maddalena. Nel corso dei lavori si susseguirono nomi di rinomati architetti, come Francesco Grimaldi, Carlo Fontana (che realizzò la cupola e la volta) e Francesco Felice Pozzoni, che la terminò nel 1699.

L’esuberante facciata costituisce uno splendido esempio di stile rococò e fu aggiunta alla chiesa soltanto nel 1735 da Giuseppe Sardi. È una facciata concava, interamente decorata a stucchi su due ordini, nei quali si aprono, a lato del portale d’ingresso e del finestrone superiore, quattro nicchie che contengono le statue raffiguranti San Camillo De Lellis e San Filippo Neri nella parte inferiore, Santa Maria Maddalena e Santa Marta nella parte superiore. L’opera fu però ampiamente criticata dai contemporanei che la giudicarono come un “non plus ultra del gusto stravolto” o “chiesa di zucchero”, perché ricordava la decorazione di una torta. In realtà, però, la grazia e la relativa originalità dell’edificio inserite nel contesto urbano rendono questa facciata meritevole di grande attenzione e fascino. L’interno è costituito da una sola navata di forma ellittica di impianto architettonico tardo-barocco, con cappelle ai lati, transetto e una profonda abside che si integrano perfettamente con le più tarde decorazioni rococò. Anche se la chiesa porta il nome della Santa Maddalena, gran parte di essa fa riferimento e celebra soprattutto San Camillo De Lellis. Infatti, nella terza cappella di destra, ci sono affreschi di Sebastiano Conca che illustrano scene della vita e la Gloria del Santo. Inoltre proprio qui sono riunite anche le sue spoglie raccolte in un’urna. In un’altra cappella più piccola è conservato un crocifisso ligneo del Cinquecento, presso il quale il Santo sostava in preghiera e che gli avrebbe miracolosamente parlato muovendo testa e braccia. Sulla controfacciata è situato un magnifico organo di legno intagliato, decorato con figure di stucco ed oro, raffiguranti una teologia di angeli, e risalente al Settecento. Non può passare inosservata neanche la splendida sagrestia, intatto ambiente settecentesco che ancora conserva integro il mobilio originario, dipinto a finti marmi, opera di Girolamo Pesci. Nella seconda cappella a destra è conserva e venerata un’immagine della Madonna della Salute, così come assai venerata è la statua lignea policroma di Santa Maria Maddalena, del Quattrocento, a cui è legato un miracolo. Durante una delle piene più funeste del Tevere, quella del 1598, la statua venne vista in piedi sulle acque che irrompevano nella chiesa, per poi spostarsi da una cappella laterale fino all’altare maggiore, al sicuro. 

Alla chiesa sono legati anche altri due ricordi. Il primo narra l’amore tra Teresa Bennicelli e Pio Pratesi. La ragazza, costretta dai parenti a lasciare il fidanzato, un dragone pontificio, si suicidò. Lui, affranto dal dolore, prese i voti e celebrò la sua prima Messa sulla tomba dell’amata, all’interno di questa chiesa. Il secondo fa parte di una tradizione in uso fino alla fine dell’Ottocento, quando i Romani, nella ricorrenza della morte di San Camillo, giungevano qui per ricevere una speciale acqua benedetta, contenente una piccola quantità di polvere proveniente dalla tomba del Santo, una panacea contro ogni male.

Emanuela Maisto