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Le bellezze nascoste della barocchissima chiesa di Sant’Ignazio

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La chiesa di Sant’Ignazio sorge sulla piazza omonima ed è la seconda, dopo quella del Gesù, costruita in onore di S. Ignazio di Loyola, fondatore dell’ordine dei gesuiti. Voluto dal cardinale Ludovico Ludovisi, Papa Gregorio XV, l’edificio è stato attribuito a diversi architetti, dal Domenichino all’Algardi a Girolamo Rainaldi.

Recenti studi attribuiscono la sua progettazione a Orazio Grassi, famoso per essere stato avversario di Galileo Galilei, il quale si avvalse dell’aiuto del padre gesuita Antonio Sasso, che apportò alcune modifiche al disegno originale e che fu autore dell’errata facciata. Lunga 81,5 m e larga 43 m, la chiesa ha la forma di croce latina con presbiterio absidato e sei cappelle laterali, tre a sinistra e tre a destra. Una sua caratteristica è la finta cupola, detta “trompe l’oile” realizzata nel 1685 dal frate Andrea Pozzo con un dipinto eseguito su una tela di 17 m di diametro: per osservare il perfetto gioco prospettico bisogna portarsi sul punto preciso segnato nel pavimento da un disco di marmo. Da lì si può ammirare la simulazione prospettica di un secondo tempio, sovrapposto al primo, quello reale della chiesa. Questa architettura simulata è articolata su due ordini, uno inferiore e uno superiore, e con un sinuoso movimento di colonne, archi e trabeazioni, si protende verso l’alto dove, in una luce aurea, è raffigurato l’affresco della volta con la “Gloria di Sant’Ignazio”, sempre ad opera del Pozzo. Si tratta di un’altra illusione ottica che “sfonda” l’ampio edificio esaltandone nel “Cielo l’Epopea dei Gesuiti” con Cristo che manifesta lo stendardo della croce. Dal costato del Cristo s’irradia un fascio di luce che illumina Ignazio, dal quale a sua volta si diparte verso quattro figure allegoriche intorno a lui che rappresentano i quattro continenti della terra allora conosciuta. Anche i due spettacolari e grandissimi altari dei bracci furono disegnati da Padre Pozzo: con le loro colonne tortili di pregevole marmo verde sono una fra le più tipiche creazioni del barocco romano. Ambedue ospitano le reliquie di un santo: nell’urna a destra quelle di S. Luigi Gonzaga, sormontate da un prezioso bassorilievo del francese Pir Legros, raffigurante la “Gloria del santo”; nell’urna a sinistra sono conservate, invece, le reliquie del giovinetto S. Giovanni Berchmans, a loro volta sormontate da un grande rilievo di estrema finezza “L’Annunciazione” del 700 di Filippo Valle. Altri elementi notevoli sono: il fregio in stucco con Angeli che corre sopra le arcate della navata maggiore e le due statue in stucco raffiguranti la Religione e la Magnificenza, tutte opere di Alessandro Algardi. Nel vano a destra dell’abside è collocato il monumento dedicato a Papa Gregorio XV, che portò a termine il processo di santificazione di S. Ignazio, opera del tardo 600 attribuita a vari artisti; nel vano a sinistra dell’abside vi è la gigantesca statua di S. Ignazio in stucco, opera di Camillo Rusconi del 1728. Annessa alla chiesa è la Cappella Primaria, affrescata dal Borgognone, e le stanze di S. Luigi Gonzaga , il nobile gesuita che visse a Roma tra il 1587 e il 1591. Collocate all’ultimo piano dell’edificio del Collegio Romano, vi si accede tramite un ascensore che conduce ad una passerella disposta a balconata sul cortile dell’edificio. Si tratta di sette ambienti di cui solo quattro sono ricollegabili a S. Luigi Gonzaga. Una stanza risultava occupata dal Beato Angelo Baldinucci, un predicatore della campagna romana, una seconda stanza era occupata da S. Giovanni Berchmans e una terza dal venerabile Abramo Giorgi, martire in Etiopia nel 1595. Le stanze che possono essere collegate propriamente a S. Luigi Gonzaga sono: una cappella dove da giovane pronunciò i voti nel 1587; una sagrestia con un crocifisso usato dal santo prima di diventare gesuita; una cappella detta di S. Luigi con suppellettili dell’infermeria dove il giovane morì. Una particolarità affascinante è che nella chiesa si trova un organo costruito dalla Pontificia Fabbrica d’organi Tamburini di Crema nel 1935 in sostituzione di un altro precedente costruito nel 1888 dall’organaro Pacifico Inzoli su ispirazione del nuovo organo Morettini di San Giovanni in Laterano .


Emanuela Maisto