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Lo spirito degli Antichi Romani (Parte II)

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proserpina

Ci sono pervenuti alcuni motteggi pronunciati da importanti personaggi di Roma antica tra cui Cicerone, il quale pare non risparmiasse neanche i membri della sua famiglia. Un giorno vide passare Lentulo, il genero vestito da militare.

Costui era basso e mingherlino e trascinava una spada troppo lunga per lui, legata al fianco. Cicerone domandò: “Chi è che ha legato il mio genero alla spada?”.

Anche Quinto Cicerone, fratello minore dell’oratore, era piuttosto basso. All’epoca si usava ritrarre i personaggi autorevoli sugli scudi. L’oratore vide il busto del fratello raffigurato con aspetto imponente ed esclamò: “Curioso! Mio fratello quando è la metà è più grosso di quando è intero”. Era stata sparsa la voce, poi smentita, che il cesariano Publio Vatinio fosse morto. Cicerone, che nutriva una forte antipatia per lui, incontrando un liberto di Vatinio chiese: “Come vanno le cose?”. Il liberto, alludendo al fatto che il padrone era sano e salvo, rispose: “Benissimo”. Cicerone ribatté: “Allora è morto?”.
Ad un pranzo venne offerto all’oratore un vino di qualità mediocre dicendogli che era un Falerno di quarant’anni. Cicerone rispose, come facendo un complimento: “Li porta bene”.
Una volta un uomo con i capelli brizzolati si presentò innanzi ad Adriano chiedendogli un favore che l’imperatore rifiutò di accordare. Tempo dopo l’uomo, dopo essersi tinto i capelli, tornò alla carica domandando di nuovo il favore ad Adriano, il quale rispose: “Ma se ho detto di no anche a tuo padre!”.
Il motteggio non risparmiava neanche i defunti. A Vespasiano fu riconosciuto il difetto dell’avarizia. Durante il suo solenne funerale l’archimimo di corte, come era usanza, seguiva il feretro imitando il defunto. Si avvicinava ai presenti chiedendo loro con aria preoccupata quanto costasse il funerale. Gli fu risposto: “Centomila sesterzi”. Il falso vespasiano gridò disperato: “Centomila sesterzi? Datemeli subito, e poi gettatemi pure nel Tevere”.

Massimiliano Liverotti