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MEMORIE DAL SOTTOSUOLO: VENTICINQUE ANNI DI SCOPERTE

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La periferia di Roma restituisce tesori inestimabili

La Soprintendenza Archeologica di Roma dedica una mostra ai ritrovamenti provenienti dal sottosuolo di Roma. Si tratta di un evento unico, forse irripetibile. Nel salone dell?esposizione, allestito nei locali delle Olearie Papali, costruite da Clemente XIII nel 1764 utilizzando quanto rimaneva di un?ala delle Terme di Diocleziano, sono stati raccolti centinaia di pezzi assolutamente inediti provenienti da ritrovamenti fatti tra il 1860 e il 2006.

Dopo essere rimasti ammassati per anni nei depositi museali della Soprintendenza, i pezzi sono usciti dall?anonimato a cui erano stati destinati dalla mancanza di spazi espositivi sufficienti, per essere esposti al pubblico, che li potrà ammirare fino ad inizio aprile del prossimo anno. La maggior parte di questi reperti proviene da indagini preliminari e lavori di trasformazione urbanistica. In ogni caso l?accidentalità ha giocato più di un a volta un ruolo determinante nel ritrovamento. Il messaggio che la Soprintendenza ha voluto lanciare nell?allestire questa mostra è stato di spronare la città a riscoprire che la vera ricchezza di Roma è quella seppellita nel suo sottosuolo, spesso pochi centimetri al di sotto delle nostre scarpe. Il richiamo a questo genere di sensibilità responsabilizzante da parte di tutti noi, cittadini romani in primis, nei confronti dell?inestimabile valore storico-archeologico da preservare, si lega come un filo conduttore alle trame di questo ricchissimo catalogo di scoperte e ritrovamenti, che è anche la testimonianza di come la città nuova, con le sue esigenze di efficienza urbanistica e di servizi, abbia fatalmente incontrato quella vecchia, seppellita sotto gli strati della storia. Roma è ancora un serbatoio inesauribile di ricchezze che le fanno meritare, per numero e qualità di reperti, il diritto di rimanere fra i grandi nomi del mondo. Maria Antonietta Tomei, ideatrice della mostra, ci dice che l?impegno è quello di costruire ?un?alleanza fra la memoria e l?invenzione?, ossia fra le esigenze del nuovo e il rispetto del vecchio,  con l?impegno a non lasciar cadere la tensione verso l?eccellenza in ogni nuovo intervento, per non pentirci in futuro di aver perso un ?occasione per creare una città migliore. In nessun posto come a Roma il presente e il futuro sono indissolubilmente legati al passato.  I pezzi presenti nella mostra vengono da Roma quanto dalla sua periferia. Anzi è stata spesso proprio quest?ultima a riservare le sorprese migliori, contribuendo anche a definire, per la tipologia dei ritrovamenti, l?assetto abitativo dell?antica campagna romana. A testimoniarlo sono il fastoso sarcofago degli sposi ritrovato a Lunghezzina durante i recenti scavi, le decorazioni di pasta vitrea all?Air Terminal del quartiere Ostiense o l?erma arcaicizzante in marmo rosso rinvenuta a Vermicino. A determinare i ritrovamenti sono state le cause più varie, dalla posa in opera di cavi per i sottoservizi, alla costruzione di edifici privati e parcheggi condominiali e pubblici, agli enormi sbancamenti per la realizzazione delle metropolitane o delle linea ferroviarie. L?omogeneità e la mole dei ritrovamenti ha confermato la continuità insediativa esistente già in epoca romana fra centro e periferia. In alcuni casi si è trattato della scoperta di veri e propri tesori. Nelle teche espositive si possono ammirare infatti dai più comuni e numerosi frammenti ceramici a tesori integri come quelli costituiti dalle suppellettili ritrovate nelle tombe o anche oggetti d?oro e di argento. Ci sono poi le monete , numerosissime e accorpate in un?unica sezione, monili, pietre preziose , statue, mosaici, ritratti, sarcofagi e rilievi. L?importanza di questo appuntamento da non perdere non sta solo nell?assistere ad una mostra che, con recupero di concezione quasi ottocentesca, vuole stupire per il solo fascino della scoperta, ma anche perché la varietà e la tipologia dei reperti potranno attrarre un pubblico certamente sensibile all?opera d?arte,  ma non necessariamente già erudito in materia.     

 

Stefano Lippera 

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