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Misteri e leggende sulla tomba di Virgilio

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Virgilio, poeta e stregone (70 a.C. – 19 a.C.), contemporaneo e forse amico di Augusto, fu protagonista di così tante fantastiche avventure che perfino sulla sua sepoltura sono nate diverse leggende che, come il poeta stesso, furono legate sia a Napoli che a Roma.


Il mago sarebbe stato sepolto nella sua villa a Napoli dove si trova infatti il Parco della Tomba di Virgilio. Il suo sepolcro avrebbe la strana forma di un parallelepipedo sormontato da un cono, secondo il volere del poeta.
Secondo una leggenda un medico inglese avrebbe scavato nel suo sepolcro per reperire un libro di magia posto sotto la testa del mago. Le sue ossa sarebbero state successivamente inserite in una sacca di cuoio posizionata in bella vista dietro una grata di Castel dell’Ovo, il castello più antico di Napoli. Successivamente i suoi resti sarebbero stati murati in un luogo segreto del castello. Castel dell’Ovo è legato al mago anche per un altro motivo. Il suo nome infatti deriverebbe da una leggenda secondo cui Virgilio avrebbe consacrato un uovo con le sue arti magiche, inserendolo in una caraffa la cui apertura era più stretta dell’uovo stesso. Avrebbe poi collocato la caraffa in una gabbia finemente lavorata sospendendola ad una trave di quercia celata nei recessi del castello. Avrebbe poi magicamente legato il destino dell’uovo a quello della città di Napoli. La rottura dell’uno avrebbe provocato non solo il crollo del castello ma anche alcune catastrofi a Napoli.
La leggenda del medico inglese in cerca del libro di magia presenta delle similitudini con un’altra leggenda legata al poeta secondo cui, nei pressi di Napoli, e con precisione vicino al Monte Nuovo situato nell’area dei Campi Flegrei, Virgilio si sarebbe recato con un suo allievo, un certo Philomeno presso la tomba del centauro Chirone, principe dei pedagoghi. Una volta trovati i suoi resti avrebbe sfilato da sotto la testa del centauro un libro di negromanzia e arti oscure.

Secondo una leggenda, San Paolo avrebbe voluto incontrare Virgilio per convertirlo al Cristianesimo ma, quando l’apostolo giunse a Roma, il mago era già passato a miglior vita. San Paolo non si rassegnò e riuscì ad individuare il luogo in cui Virgilio era sepolto. Per raggiungerlo scese in un sotterraneo in cui tirava un vento fortissimo e si udivano tuoni terrificanti. In fondo alla grotta vide Virgilio circondato dai suoi preziosi libri. La tomba era illuminata da una lampada presa di mira da un arciere e due uomini di bronzo armati di martello impedivano a chiunque l’accesso alla grotta. Il santo riuscì a superare i guardiani ma l’arciere scoccò la freccia colpendo la lampada e il luogo finì in polvere.

Tale leggenda ricorda che al mago si attribuiva la creazione di un candelabro dal fuoco eterno che si trovava presso un monumento romano nell’area in seguito ricoperta dalla chiesa di Santa Balbina all’Aventino. La statua di un arciere controllava il fuoco. Sotto il candelabro vi era scritto in ebraico: “Se alcun mi tocca, io perirò”.
Un passante, che non conosceva l’ebraico, toccò il candelabro. L’arciere scoccò una freccia che spense la fiamma che non si sarebbe mai più riaccesa.
Le statue magiche della tomba di Virgilio ricordano un’altra leggenda che lo riguarda. In una sola notte lo stregone avrebbe creato la Salvatio Romae, un gruppo scultoreo di settanta (o settantadue) statue, rappresentanti gli stati sottomessi dall’impero romano. Ognuna di esse sarebbe stata dotata di un campanello che avrebbe suonato nel caso in cui nel relativo stato fossero scoppiate delle sommosse. Le sculture sarebbero state sovrastate da una statua più grande raffigurante un cavaliere che avrebbe puntato la lancia verso la statua che suonava il campanello. Probabilmente tale leggenda ha origine nel ricordo delle statue che Augusto avrebbe fatto realizzare nel Campo Marzio e che avrebbero raffigurato gli stati sottomessi.

Massimiliano Liverotti