Home Cultura Meraviglie e Misteri di Roma

NOSTOI. CAPOLAVORI RITROVATI

SHARE

Dagli Stati Uniti arrivano 60 pezzi unici. La mostra aperta al Quirinale fino al 2 marzo


Con "Nostoi. Capolavori ritrovati" si è dato avvio lo scorso 21 dicembre a una stagione nuova nella storia della tutela del patrimonio artistico del nostro paese e di quelli che, come il nostro, hanno visto nel corso degli anni la sistematica sottrazione di beni culturali dal loro territorio attraverso il contrabbando e l’illegalità

Dopo anni di dura lotta, in cui l’Italia è stata impegnata in prima linea per vedersi restituiti i capolavori che gli appartengono, solo oggi si cominciano a raccogliere i frutti. L’esposizione, allestita al Quirinale nella splendida cornice della Galleria di Alessandro VII Chigi, propone 67 capolavori d’arte antica provenienti da quattro famosissimi musei statunitensi. La collezione si compone di un gran numero di vasi e ceramiche provenienti dall’Italia e dalla Magna Grecia, tutti risalenti tra il V secolo a.C. e il III d.C. Non mancano altri pezzi rarissimi come statue e decorazioni parietali e una preziosa lapide di bronzo riportante la lex sacra di Selinunte. A costituire motivo di attrazione questa volta non è solo la bellezza dei pezzi, degli autentici hapax, pezzi unici che non hanno eguali al mondo, ma anche il valore simbolico dell’aver allestito per la prima volta una mostra di questo tipo in Italia. Il risultato arriva al termine di un duro lavoro che ha visto la cooperazione fra il Ministro dei Beni Culturali Rutelli e lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. "Tutto questo" dicono " non sarebbe stato possibile senza il concorso e lo sforzo dell’autorità giudiziarie e l’imprescindibile ruolo giocato dall’Arma dei Carabinieri, che, già nel lontano 1969, istituì il Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale e ha continuato sin da allora una strenua lotta contro la indebita sottrazione del nostro patrimonio e il suo ritrovamento". Ecco allora ricomparire nella "Sala degli scrigni", dopo essere stata per anni custodita fra le pareti del Museum of Fine Arts di Boston, la statua di Vibia Sabina, la moglie dell’imperatore Adriano, scolpita in marmo di paro nel II sec d.C. o il Cratere a calice, il più grande costruito da Assteas, che raffigura il mito di Europa e il toro, proveniente dal Paul Getty Museum. Nelle sale di quest’ala del Quirinale,stupendamente affrescate da Pietro da Cortona, si stagliano gli oggetti in ceramica nelle tipiche cromaticità rosse e nere della migliore tradizione attica come la Kylix laconica del Pittore del Tifone o la Psykter in terracotta del 510 a.C attribuita a Smikros. Poi si arriva al Trapezophoros (325-300 a.C.) in marno asiatico che rappresenta due grifi nell’atto di sbranare una cerva. L’Antefissa con Sileno e Menade Danzanti risale ai primi del 500 a.C. e rappresenta un gruppo composto da una Menade e un Sileno che avanzano danzando. La Menade rappresentata in policromia con il chitone e le nacchere in mano, cerca di sottrarsi all’abbraccio del Sileno, che l’abbranca da dietro sorreggendo un corno potorio. Stupendo è anche un Kantaros configurato a maschera dionisiaca proveniente dall’Italia centro meridionale la cui fattura risalirebbe al 480 a.C. attribuito al vasaio Euphronios. L’esposizione si chiude con una statua marmorea risalente al I-II secolo d.C. che rappresenta Apollo nudo con grifone. Questa mostra segna l’inizio di un’importante collaborazione fra le nostre istituzioni e i principali musei americani che non va ad alterare le prospettive di scambio e il perseguimento di fini scientifico-divulgativi, ma semmai a rafforzarli. In questo contesto è sembrato opportuno in primis avviare un percorso di ricontestualizzazione delle opere d’arte strappate al loro ambiente e dunque diventate "mute" col tempo dal punto di vista della ricostruzione storica. "Nestoi. Capolavori ritrovati" è la prima tappa dell’inizio di un percorso di utile collaborazione fra tutti gli stati volta alla corretta condivisione delle opere d’arte viste nella loro accezione di patrimonio comune dell’umanità. Un alto valore etico, quest’ultimo, condiviso finora nei fatti dai soli USA, che ha reso possibile questa impresa. La mostra, che è ad ingresso gratuito, rimarrà aperta al pubblico fino al 2 marzo 2008.

 Stefano Lippera

SHARE