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San Giuseppe a Capo le Case

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La chiesa e la segreta Scala Santa

Situata in via Francesco Crispi, fu fatta costruire nel 1598 dall’oratoriano spagnolo Francesco Soto che fondò l’ordine delle Carmelitane Scalze dette Teresiane, aggiungendo alla Chiesa anche un Monastero che fu il primo aperto a Roma per questo nuovo ordine di monache. 

Questa zona era detta “ad capita domorum”, per indicarne la posizione periferica. In realtà si trattava di una zona molto tranquilla della città, dove c’era spazio per orti e chiostri, un’area rimasta salubre per la sua posizione in collina, ancora dentro le mura ma anche adiacente al Campo Marzio e al centro storico, tanto che le congregazioni religiose cominciarono ad apprezzarne la posizione non proprio centrale.

Si tratta di una chiesa molto semplice sia all’esterno che all’ interno. Elevata su una doppia scalinata posta in cima alla salita di Capo le Case, ciò ne garantisce una posizione che accentua la verticalità dell’edificio.

È a pianta rettangolare senza cappelle né navate, con solo quattro altari. La facciata è rivestita da una cortina di mattoni priva di marmi che esprime un senso di severità, mentre all’interno conservava opere di prestigio. Alcune sono andate perse, altre invece sono sparse in diverse sedi. Ad esempio una tela di Giovanni Lanfranco raffigurante l’incoronazione di Santa Teresa d’Avila che oggi si trova nel nuovo monastero delle Carmelitane e una Fuga in Egitto di Tommaso Luini ancora in loco.

Le suore Carmelitane erano suore di clausura, così il fondatore del loro Ordine, Francesco Soto, fece costruire nel recinto del monastero sette cappelle dotate, per concessione del Papa, delle indulgenze, in modo che alle suore fosse risparmiato di uscire e di farsi vedere in giro per la città. Inoltre in una cappella alla sinistra del presbiterio è custodita una speciale Scala Santa, simile all’omonima in San Lorenzo in Palatio, presso San Giovanni in Laterano. Essa fu fatta costruire nel 1717 dalla superiora del Monastero, la madre Serafina della Santissima Trinità, per la devozione delle suore che non potevano recarsi presso quella originale di San Lorenzo in Palatio. Opera di Tommaso Mattei, allievo del Bernini, fu benedetta il 15 maggio 1718 dal regnante Papa Clemente XI e ad essa furono concesse le stesse indulgenze riservate a quella del Laterano, ma ad esclusivo beneficio delle suore di clausura. La cappella è visibile attraverso un vetro che oggi sostituisce la grata del coro, un tempo coperta da un velo nero, attraverso il quale le monache potevano assistere, ben celate, alla messa domenicale.

Le suore però non vissero una vita facile: furono cacciate una prima volta dal convento tra il 1805 e il 1814. Vi ritornarono nel 1814, ma dopo l’Unità d’Italia il monastero venne definitivamente soppresso e i suoi beni incamerati dallo Stato. A disposizione delle monache furono lasciati pochi spazi, mentre l’intero edificio venne ristrutturato e destinato a Museo Industriale. Dal 1936 la Chiesa è sede dell’arciconfraternita del Preziosissimo Sangue e le suore sono state sistemate in un nuovo convento in via della Nocetta.

Emanuela Maisto