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Saturnali: i natali del Natale

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“Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”, un detto popolare molto apprezzato, ma è davvero così? Il giorno più corto dell’anno cade tra il 20 e il 23 di dicembre, proprio nel periodo in cui nella Roma antica, quella repubblicana del 200 a.C., si decise di rendere ufficiali i festeggiamenti dei Saturnali. Essi duravano due giorni in epoca repubblicana, fino ad arrivare a quattro sotto gli imperatori e poi sette con l’imperatore Domiziano, a cavallo tra il III e IV secolo d.C., il quale decise di celebrarli dal 17 al 23 dicembre.
Come si può intuire dal nome della celebrazione, i Saturnali festeggiavano il dio Saturno e l’Età dell’oro priva di guerre, di conflitti dell’animo e di differenze sociali, quando c’era prosperità della terra e abbondanza di cibo. Saturno era il dio dell’agricoltura, sposo di Opi, dea dell’abbondanza, e raffigurato con in mano una falce e una spiga di grano.
Durante queste feste le attività lavorative erano interrotte, c’erano grandi banchetti ai quali i servi mangiavano con i padroni e dai quali erano anche serviti, usanza che rievoca l’uguaglianza tra tutti gli uomini; inoltre si addobbava la città, che possiamo immaginare in quel periodo come un mix di usanze e colori tra il Natale cristiano e il Carnevale.
Le celebrazioni si aprivano il 17 dicembre con una processione fino al tempio di Saturno, ai piedi del Campidoglio, oggi visibile da via dei Fori Imperiali e di cui sono rimaste solo otto grandi colonne di granito grigio sormontate da un architrave. Esso era tra i primi edifici sacri dell’Urbe eretto nel momento che sancì il passaggio dai famosi sette re all’era repubblicana, attorno al 500 a.C.
Davanti al tempio si sacrificavano animali e i cittadini si scambiavano doni e statuette d’argilla che riproducevano le fattezze di uomini e donne per rievocare, ed evitare soprattutto, il sacrificio umano che si usava fare in tempi più antichi. I riti principali non terminavano qui, ma rendevano protagonista anche la statua del dio: dapprima veniva liberata da bende di lana, che la tenevano legata durante tutto l’anno, per lasciare il dio libero di svolgere il suo ruolo di portatore di una nuova era dorata; veniva inoltre eletto un “re della festa”, detto Rex Saturnaliorum (o Saturnalicius Princeps) che vestiva una buffa e colorata maschera.
Il momento più interessante e vicino alla tradizione cristiana del Natale riguarda la fine dei festeggiamenti e dei banchetti, in cui veniva rappresentata simbolicamente la morte del dio Saturno con la legatura della sua statua e l’uccisione del Rex Saturnaliorum per sancire la fine della festa e l’attesa della nuova nascita del dio Saturno bambino nell’anno venturo.
Inoltre, agli inizi del III secolo a.C., si affiancò ai Saturnali, come loro conclusione, l’evento solstiziale del Dies Natalis Solis Invicti, “Giorno di nascita del Sole Invitto”. È quindi palese che nel Cristo possiamo riconoscere sia il Deus Sol Invictus (“Dio Sole Invitto”) che con il solstizio d’inverno vince il buio portando giornate in cui le ore di luce iniziano ad aumentare, sia Saturno, che con la sua rinascita è assimilabile alla figura del Bambino Gesù.

Veronica Loscrì