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Tutta la terra al centro di una piazza. La fontana dei Quattro Fiumi di Gian Lorenzo Bernini

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MERAVIGLIE - Rio_del_Plata_fontana_dei_Quattro_Fiumi_Rome

«Cavalier Bernini, con questa vostra piacevolezza ci avete accresciuto di 10 anni di vita!». Così papa Innocenzo X inaugurò la Fontana dei Quattro Fiumi a Piazza Navona, capolavoro barocco di Gian Lorenzo Bernini; la sua affermazione fa riferimento ad uno dei tanti curiosi aneddoti legati al monumento: scoperta per la prima volta al pubblico, la fontana venne presentata senz’acqua; facendo finta di niente il Bernini raccolse le congratulazioni di tutti, compreso il papa, e solo quando egli stava per andarsene un po’ a malincuore, con un cenno lo scultore fece aprire la leva per farla sgorgare, suscitando la meraviglia di tutti i presenti. Ed è proprio nel segno della meraviglia e della teatralità che questo capolavoro acquista l’assoluto dominio sulla piazza, calamitando lo sguardo di ogni passante. La storia del monumento è legata al pontificato di papa Innocenzo X Pamphilij e alla sua volontà di rendere Piazza Navona, dove si affacciava il suo palazzo, l’emblema della grandezza della sua casata; egli volle arricchire la piazza con una grande fontana mediana tra le due vasche laterali già esistenti, disegnate da Giacomo della Porta. Qui doveva essere innalzato un obelisco egizio, rinvenuto nel circo di Massenzio sulla via Appia: per la scelta del progetto il pontefice promosse una gara alla quale il cavelier Bernini, già artista pontificio del predecessore Urbano VIII, non venne chiamato a concorrere. Lo scultore lavorò ugualmente all’ideazione della fontana, e con abili manovre riuscì ad aggiudicarsi l’opera e a rientrare nella grazia della corte pontificia: Bernini, infatti, fece fondere un modello in argento dell’opera alto un metro e mezzo e ne fece dono alla potente cognata del papa, Donna Olimpia Maidalchini, che riuscì a convincere il pontefice. L’opera venne iniziata così nel 1648 e terminò tre anni dopo. Con tutta la sua esperienza ed abilità lo scultore riuscì a rendere l’obelisco, non molto alto, trionfalmente incombente sulla vasta piazza grazie all’altezza e alla ricchezza del sostegno, costituito da una sorta di monte roccioso, cavo al centro, e da quattro speroni portanti occupati da quattro statue. Tale struttura, realizzata in travertino, richiedeva particolare capacità tecnica, e venne realizzata personalmente dal Bernini; le quattro figure invece, raffiguranti le allegorie dei quattro fiumi simbolo dei quattro continenti allora conosciuti, sono in marmo bianco e sono state realizzate, su disegno del maestro, da quattro collaboratori: il Nilo fu realizzato da Fancelli, il Gange da Poussin, il Rio de la Plata dal Baratta e il Danubio dal Raggi. Tutta l’opera glorifica l’onnipotenza della Chiesa e allo stesso tempo è simbolo del trionfo del cristianesimo sui pagani: l’obelisco è infatti coronato da una colomba, emblema della famiglia Pamphilij e tradizionale simbolo dello Spirito Santo. Le pose delle quattro allegorie dei fiumi hanno alimentato l’originale ipotesi che esse esprimano la rivalità tra Bernini e Borromini, architetto della prospiciente chiesa di Sant’Agnese in Agone. Il Rio de la Plata avrebbe la mano alzata per ripararsi dal crollo della facciata della chiesa, mentre il Nilo avrebbe il capo velato per il rifiuto di vedere l’opera del Borromini; allo stesso modo il gesto di Sant’Agnese, che si tocca il petto con la mano, è stato letto come l’assicurazione che il Borromini volle dare che la sua chiesa non sarebbe caduta. Più probabilmente il Rio de la Plata alza il braccio per proteggere gli occhi della luce accecante dello Spirito, allusione alle recenti missioni di conversione della Chiesa nelle Americhe; mentre il significato del coprirsi con un velo del Nilo equivale a “non svelare”, in relazione al fiume africano la cui sorgente rimase ignota fino alla fine del XIX secolo. La teoria dello scontro tra i due artisti rimane una semplice leggenda, poiché la fontana fu realizzata prima della chiesa, iniziata da Borromini non prima del 1652.

Alessia Casciardi

Urloweb.com

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