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Via delle Zoccolette

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È senz’altro una delle vie più curiose e simpatiche per il suo nome così inusuale: Via delle Zoccolette, tra via Arenula e via dei Pettinari. Il toponimo deriva dal conservatorio dei Ss. Clemente e Crescentino istituito “per le povere orfane, denominate comunemente zoccolette”. Secondo alcuni l’appellativo “zoccolette” deriverebbe dai calzari usati dalle orfane; altri sostengono che la parola derivi semplicemente dal linguaggio popolare. Questa seconda opzione sembra essere la più probabile. Infatti si riferirebbe proprio al termine romano che sta ad indicare la prostituta, perché era opinione comune che le orfanelle, una volta dimesse dal conservatorio, non avessero altro destino che quello del marciapiede. Naturalmente il Conservatorio nacque proprio con l’intento opposto, ovvero di porre in salvo l’onestà delle fanciulle, di dare loro una cristiana educazione e soprattutto di insegnare loro un mestiere. Qui imparavano infatti a cucire, a ricamare ed eseguivano lavori con la lana e i drappi detti fustagni, intessuti di lino e canapa che gli sarebbero stati utili una volta uscite dal Conservatorio.
Il palazzo del Conservatorio fa parte del grande complesso dell’Ospizio dei Mendicanti, costruito per volere di Sisto V da Domenico Fontana nel 1587. Uno scritto dello stesso architetto recita: “In questa fabbrica vi sono saloni, stanze e appartamenti grandissimi separati per le donne, per le zitelle, per i vecchi e per le fanciulle. È un luogo capace di ospitare duemila persone senza dar impedimento l’uno all’altro, e al presente vi sono da seicento a  mille e più poveri, e a tutti si provvede di mangiare, bevere, e vestire; a’ fanciulli s’insegna leggere, scrivere, e l’arte, e alle zitelle di cucire”. Al di là delle dicerie il complesso oggi ospita ancora il Pontificio Istituto di S. Clemente ed è la sede di “Migrantes”, l’istituzione della Caritas a sostegno degli immigrati nel nostro paese.

Emanuela Maisto