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Villa Sciarra. Curiosità storiche e leggende – parte seconda

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Dopo che il politico romano Caio Gracco si era fatto uccidere presso il bosco sacro a Furrina, presente nell’area dove oggi sorge Villa Sciarra, i romani, superstiziosi considerarono il luogo come nefasto e, successivamente, fu quasi totalmente abbandonato.
In seguito divenne parte dell’ampio spazio verde conosciuto con il nome di Orti di Cesare, che dalla collina di Monteverde e dal Gianicolo si estendevano fino al Tevere. Nel 46 in questo luogo Cesare ospitò Cleopatra durante il suo soggiorno romano. Nei giardini si trovava un porticciolo fluviale dove fu ancorato il barcone della regina egizia.
Nel II secolo d.C. schiavi e mercanti siriani, stabilitisi sulla riva destra del Tevere in prossimità delle banchine, scelsero il luogo solitario per i loro riti. Perciò negli scavi sistematici eseguiti tra il 1907 e il 1911 un po’ a valle del moderno villino a merli, fu rinvenuto un tempio siriano con simulacro del dio Adad avvinto dalle sette spire di un serpente e circondato di uova, simbolo in Oriente della vita rinascente. Si scoprirono fosse piene di piccoli oggetti votivi, ampolle, anforette, ossa di uomini e animali.
Tra le diverse, originali fontane della villa, è presente quella delle Sfingi, ornata con quattro delle suddette creature mitologiche, volte verso l’esterno, che rappresentano alcuni dei vizi capitali: l’ira, la gola, l’avarizia e la lussuria.
Secondo una leggenda, per liberarsi di queste debolezze terrene, o anche soltanto di una di esse, occorre sedersi vicino ad una delle statue e, toccandola con una mano, recitare la formula: “signora della luna piena liberami della mia pena” e dopo un sincero atto di pentimento ci si dovrebbe liberare dalla schiavitù dei sensi. La fontana è anche chiamata delle Passioni Umane o dei Vizi.

Massimiliano Liverotti

Leggi la prima parte


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