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Atti umani

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È un potentissimo ritorno quello di Han Kang: dopo “La vegetariana”, vincitore nel 2016 del Man Booker International Prize, arriva in Italia un nuovo romanzo, sempre Adelphi.

“Atti umani” è una questione d’immaginazione, ma dentro una vicenda fortemente reale, politica, interiore: Gwangju, Corea del Sud, maggio 1980, colpo di Stato di Chun Doo-hwan.

Una storia di violenza, poco conosciuta in Occidente, di morti e vivi che parlano insieme per ricordare di non dimenticare quel passato indicibile. Quello dell’autrice non è mai uno stile artificioso, aggraziato, servibile. Piuttosto, guidata da una sensibilità molto umana e autentica e profonda, la voce della scrittrice diventa ogni volta inconfondibile e virtuosa: la sua parola evade sistematicamente da qualsiasi trappola preparata dentro possibili confini frivoli, utili o robusti posti da altri; non è mai situata per un semplice resoconto dei fatti o per gridare disordinatamente al dolore. È certamente vero che la natura umana resiste come materia inesauribile e prediletta per la letteratura, ma fatale è la separazione, inimmaginabili i tentativi di ricongiungimento per le sue opposizioni. Così uno degli effetti – più eterni, delicati e tumultuosi di un buon libro come questo – sarà ancora una volta chiamare per nome e toccare quelli che sono stati lì, echi, presenze e coraggiosi fantasmi.

Han Kang
Adelphi 2017
Pagine 205

Euro 19

Ilaria Campodonico