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Diario d’inverno

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“Diario d’inverno” di Paul Auster può essere considerato la sua autobiografia, sessantaquattro anni ricostruiti attraverso il sistematico richiamo di ogni singolo evento, per scrivere della propria vita osservandola da fuori.

 

Una memoria privata, interiore e completa dei fatti vissuti, un resoconto sulla verità delle emozioni ricordate su e giù nel tempo, di quello che hanno rappresentato gli incontri, i viaggi, i vuoti, le cicatrici, le case. Come dentro un ufficio degli oggetti smarriti, Auster compila un inventario di ricordi semplici e formidabili. La materia è preziosa e potente perché appartiene alla coscienza e alle storie di un grande scrittore, di un uomo, della sua famiglia, del suo corpo, dei suoi pensieri, oggetti, sintomi, piaceri e desideri. Azioni fermate e concluse, che riemergono dall’infanzia più lontana e ordinano il tempo presente, quello che si trasforma e quello che resiste ancora: “quante mattine restano?”, si domanda all’ultima pagina. È qui che il linguaggio letterario fonda un essenziale rapporto con la realtà e la parola più comune assume una sovrabbondanza di senso, ridescrive le cose e reclama la singolarità dell’esistenza. Come un fuso attorno al quale raccogliere il significato di quello che è accaduto, prima di entrare in una nuova stagione della vita. 

 

Paul Auster

Einaudi 2012

Pagine 184

Euro 18,50

 

Ilaria Campodonico

 

 

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