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Due chiacchiere con Silvia Brindisi: scrittrice e educatrice

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Silvia ha fatto della scrittura la sua grande passione ed anche il suo lavoro. Romana, solare ed intraprendente, si avvicina alla carriera di insegnante con la laurea in Educatore Professionale di Comunità.  Svolge grazie al Servizio Civile, assistenza a Villa Maraini, ma il suo sogno è da sempre quello di lavorare nelle Carceri, realtà alla quale si avvicinerà successivamente presso il Carcere di Regina Coeli. Partecipa a concorsi di poesia e scrittura letteraria su “Napoli è” e “Semplicemente Donna”. Silvia è una persona positiva e competente che ama immergersi in nuove sfide per mettersi alla prova, ma spinta inoltre dal vedere fino a che punto può sensibilizzare gli altri alle tematiche più delicate. Lavora quotidianamente all’interno delle scuole materne del IX municipio, alle quali si è avvicinata in un primo tempo assistendo anche bambini disabili, lavoro che è stato d’ispirazione per il suo primo libro: “Amicizie Magiche”. Silvia mi racconta che: “Amicizie Magiche è un libro per bambini nel quale vi sono racchiuse 8 storie illustrate, tutte diverse tra loro, ma legate dal sentimento dell’amicizia”. Scritto a pochi mesi di distanza “Chi parla poco ha gli occhi che fanno rumore” è invece un libro completamente diverso, che potremmo definire di sensibilizzazione sociale, pur essendo un romanzo. “L’essere diversi ci può rendere più vicini agli altri, chiunque abbia gli occhi per guardarsi intorno si rende conto delle cose che accadono” ci spiega Silvia. “Nel mio secondo libro parlo dell’incontro tra un senza fissa dimora per scelta ed una giovane. Sicuramente alcune delle cose che mi hanno ispirato sono state l’essermi resa conto della realtà che ci circonda, ed il lavoro che svolgono associazioni come la Croce Rossa Italiana, fondamentali in questo settore, ma che necessitano di più aiuto”. Il suo secondo libro parla dell’incontro tra una ragazza ed un uomo che ha deciso di abbandonare la sua vita, il suo lavoro e la sua famiglia perché schiacciato dal peso di una società che ci rende sempre più schiavi, competitivi e distanti l’uno dall’altra. Non ha la forza morale di crescere suo figlio in un mondo dove lui per primo non vorrebbe esistere. La ragazza lo ascolterà e sosterrà fino a ricucire il rapporto tra i due. Nonostante a Silvia sia sempre piaciuto scrivere, è stato il momento in cui è stata senza lavoro a far scattare completamente la molla della sua vena artistica. Ad oggi, tutte le sere dopo il lavoro, mette della musica e scrive il suo prossimo libro.

Silvia è pragmatica e sensibile alle problematiche sociali ed abbiamo affrontato un discorso sul quartiere Tor de Cenci, nel quale è residente e conscia delle problematiche. Tor de Cenci, come molte periferie romane, sembra abbandonata a sé stessa sia per quanto riguarda le infrastrutture che per i mezzi di trasporto. Secondo la scrittrice: “Non è possibile lasciare un quartiere assolutamente isolato in quanto a trasporto pubblico, senza luoghi ricreativi per ragazzi” ed aggiunge “c’è solo la biblioteca Pasolini come punto di accoglienza, ma non è sufficiente. Bisognerebbe creare delle iniziative di quartiere, dei corsi formativi, entrare nelle scuole e fare informazione, corsi sul cyberbullismo, trovare un punto di contatto con i ragazzi, soprattutto per quelli che non hanno la fortuna di avere una famiglia stabile dietro le spalle. Dovrebbero creare ritrovi sportivi alternativi al solo campetto da calcio, un cinema più vicino, un modo sano di stare insieme.” Il pensiero è chiaro, più luoghi di aggregazione dove avvicinarsi ai ragazzi, musica e arti, per far conosce ai giovani più realtà possibili e necessità di collegamenti pubblici, che nel quartiere spesso scarseggiano.

Alice Conti