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Fantasmagonia

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C’è un demone che signoreggia sugli autori più fantastici e smisurati della letteratura. Alle volte salta fuori, altre si nasconde, cambia forma e diventa difficile riconoscerlo. Come sintomi, segni, presentimenti, Michele Mari riscrive e rivela precognizioni, preistorie di ombre e possessioni, di biografiche ossessioni per una “Fantasmagonia” che mischia paura e umorismo, invenzione e realtà dentro favole irresistibili: Omero e Borges davanti alla finale dei mondiali Grecia-Argentina, Salgari, Kafka, Carroll, Rimbaud, Collodi. “Per fare un fantasma occorrono una vita, un male, un luogo. Il luogo e il male devono segnare la vita, fino a renderla inimmaginabile senza di essi. Il luogo dev’essere circoscritto, con confini precisi; più che un luogo, una porzione chiusa di luogo: preferibilmente una casa”. Concedendosi eleganti divertimenti ed eccitazioni verbali, Mari compie un sapiente gioco di prestigio, un incantesimo di parole straordinarie estratte per compilare un catalogo dei possibili sfuggiti al contagio delle cose mondane, ma non per questo meno reali. È la ricetta per la costruzione di un fantasma: un autoritratto. Oscuro e vivace, squisito e moribondo è il suo viaggio: un’interminabile discesa agli inferi, per incaute infrazioni e mostruose proiezioni, dove affondano le radici della sua passione. Nell’unica stanza illuminata di quella casa, che sta così bene in copertina.

Michele Mari
Einaudi 2012
pagine 155
euro 18

Ilaria Campodonico