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Il tempo e’ un bastardo

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Un oggetto, un sapore, un profumo, un suono possono arrivare dritti dal passato e tornare a scuotere il presente.

Un ricordo, una memoria per caso, dove quello che era spinge a forza per non essere dimenticato. Una temporalità di percezioni è quella di Marcel Proust, alla ricerca del tempo perduto per il piacere di rintracciare sensazioni lontane e ritrovare se stessi. Il tempo non è perduto. Henri-Louis Bergson sosteneva che l’autentica temporalità è la durata interiore, quella della coscienza dell’effettivo progresso della vita dell’io, la cui caratteristica distintiva è l’atto del mutare in maniera irreversibile. Il tempo è perduto. Per la scrittrice americana Jennifer Egan oggi “Il tempo è un bastardo” perché è separazione, distanza, come le pause musicali che ricorrono nel testo. Perché le cose passate sono già cambiate: il tempo andato è tempo perduto. Così questo libro – vincitore del Premio Pulitzer 2011 per la letteratura – ha il compito di raccontare molte storie, deve essere grande e parlare tutte le lingue del mondo per contenere ogni cosa. La scrittrice guarda dall’alto e sembra osservare i suoi protagonisti che non stanno mai in posa per poter essere ritratti: tra San Francisco e New York, safari e bassifondi napoletani si agitano e si mescolano senza tralasciare i più intimi dettagli, le bassezze, le gioie, i dolori, il rock.

 

Jennifer Egan
Minimumfax 2011
18 euro

Ilaria Campodonico