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La sofferenza della luce

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“L’unico modo che conosco per affrontare un posto nuovo è camminare.

Perché un fotografo di strada deve camminare e guardare e aspettare e parlare, e poi guardare ancora, cercando di mantenere la fiducia che l’incognito, l’inaspettato o il cuore segreto di ciò che già conosce, lo aspetti dietro l’angolo”, scrive Alex Webb.
Nato nel 1952 a San Francisco, Webb si laurea in Storia e Letteratura all’università di Harward e prosegue i suoi studi al Carpenter Center for the Visual Arts. Nel 1974 inizia la sua carriera di fotoreporter professionista e nel 1976 entra a far parte dell’agenzia fotografica Magnum. In questi anni, pubblica i suoi primi lavori su Life, Geo, Stern e National Geographic e realizza lunghi e accurati reportage nel Sud degli Stati Uniti. Lavora nei Carabi, in Messico, in America latina e Africa. “La sofferenza della luce” racconta trenta anni di vita fotografata, di colori, di sguardi partecipati sulle cose e sugli incontri, di acute osservazioni. Il volume raccoglie le storie di un fotogiornalista d’eccezione: con un ordine cronologico preciso, la narrazione accanto alle immagini ripercorre il processo creativo, misterioso, imprevedibile e apparentemente disordinato, i progetti e le ossessioni, i temi e le passioni, le tensioni culturali che si sono mischiate ai fatti della vita di Webb, delineando una cronaca speciale che, partendo dal 1979, avanza speditamente fino ai nostri giorni. Nel corso degli anni la visione a colori del fotografo, espressa per la prima volta in occasione del soggiorno ai tropici, ha coinvolto i progetti più diversi: non solo America Latina e Africa, ma anche Florida e Istanbul.
Da segnalare una brillante introduzione al libro di Geoff Dyer, un autore importante nato a Cheltenham, Inghilterra, nel 1958. Studente al Corpus Christi College di Oxford, Dyer ha esordito con Brixton Pop, un romanzo a carattere autobiografico, ambientato negli anni ottanta a Brixton, raggiungendo però la notorietà con Natura morta con custodia di sax. Storie di jazz (1993), con il quale ha vinto il Somerset Maugham Award. Oggi collabora con quotidiani e riviste, come The Guardian, The Independent, New Statesman ed Esquire. Nel 2005 ha pubblicato una personalissima storia della fotografia, L’infinito istante. Saggio sulla fotografia.

 

Ilaria Campodonico