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Le ragazze di Emma Cline

Un romanzo di una ventiquattrenne californiana, che ha saputo mettere su un thriller infuocato e molto vero nel suo restare profondamente umano

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Non esiste alcuna possibilità di guarire, di uscire vivi dal racconto/ricordo di un tempo in cui ogni cosa sembrava possibile e ferocemente inattuabile perché si accompagnava a un sentimento profondo di inadeguatezza e solitudine. Leggendo “Le ragazze” sono arrivata alla conclusione che l’adolescenza continuerà a trascinarci dentro in qualunque punto dell’esistenza ci troviamo situati, una curva a caso, soli o in compagnia. Questo romanzo bellissimo e disperato, tradotto in modo straordinario da Martina Testa, è stato scritto da una ventiquattrenne californiana, che ha saputo mettere su un thriller infuocato e molto vero nel suo restare profondamente umano. Non sono la prima ad aver pensato a “Piccole donne” di Louisa May Alcott, ma evidentemente qui siamo in un altrove letterario potente, amabile, spietato, in continua lotta tra il bene e il male. Evie, la protagonista, desidera solo essere vista per quella che è, in un qualsiasi stupido modo. Sull’orlo di un abisso, guarda in giù e ha le vertigini. Senza un padre e con una madre insicura e fragile, la giovane quindicenne sembra destinata all’incontro con il mostruoso, una specie di vuoto nero dal quale tenersi lontani ma a tratti terribilmente attraente. Mancherà qualsiasi sincronizzazione con il di fuori e la strada scelta diverrà senza vita.

Emma Cline
Einaudi 2016
Pagine 344
Euro 18

Ilaria Campodonico

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