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Libri come I, Claudio Magris

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Dal 1 al 10 aprile all’Auditorium Parco della Musica, “Libri come” la festa del libro e della lettura.


Scrittore e germanista di fama internazionale, collaboratore del Corriere della Sera, Claudio Magris ha aperto la manifestazione “Libri come”, un evento prodotto da Fondazione Musica per Roma, in collaborazione con il Centro per il Libro e la Lettura, Radio3. “Gli altri scrittori possono gloriarsi dei libri che hanno scritto, io mi glorio dei libri che ho letto, diceva Borges”: così è cominciata l’intervista realizzata da Marino Sinibaldi, una spassosa, illuminante e avventurosa conversazione, per provare a conoscere le letture, le passioni, i piaceri più semplici di uno dei più grandi scrittori del nostro tempo. “Uno come me sarebbe uno stupido se non dicesse quello che ha detto Borges, avendo letto molti capolavori. Sono questi i libri che mi hanno formato, non certo quello che uno può scribacchiare. Ma credo che valga per tutti, perché anzitutto i libri che ci hanno segnato e toccato sono i libri che hanno aperto il mondo, i libri che abbiamo aperto, che abbiamo scoperto e sono gli altri che ce li danno. La vera esperienza con lo scrivere è quella del leggere. Comincia con la scoperta che si fa sin da bambini del fatto che la parola può dire il mondo e questa la si incontra sempre, credo sia successo anche ai grandi. Scoprire con stupore e incanto che una parola può dire la luna, il mare, l’amore. Io ricordo per esempio che il primo libro che ho letto, intanto non ho cominciato a leggerlo io perché avevo cinque anni e me lo leggeva mia zia Maria, è un libro che so quasi a memoria per un terzo ancora adesso. Nel frattempo ho imparato a leggere e grossomodo l’ultimo terzo del libro l’ho letto da solo: quella voce dava il mondo, la giungla, lo splendido fluire del Gange” – ricorda Magris – “Credo che senza quella impressione forte, anche io qualche anno dopo non mi sarei interessato dei fiumi, quando ho scritto ‘Danubio’. Non mi interessava di sapere chi fosse l’autore, e probabilmente pensavo non ci fosse un autore, non pensavo ci fosse qualcuno con nome e cognome. Perché le storie le racconta la vita. E’ quello che ci succede a tutti: ognuno di noi conosce tante storie che l’hanno colpito, sto parlando non di libri che abbiamo letto ma di storie, vicende, fatti che ci sono capitati, di cui abbiamo sentito dire. Poi c’è qualcuno che sa raccoglierle, qualcuno che sa raccoglierle in un modo grandissimo e che raccogliendole le trasforma, le cambia: anche le storie che abbiamo sentito e raccontiamo sono un po’ come accadeva nel vecchio gioco del telefono, dove si diceva una parola che diventava altra. Ma soprattutto la scoperta che un libro può contenere il mondo, così è per tutti i libri di Salgari: mettersi nella vita degli altri che diventa la nostra, la scoperta di un popolo, di una terra, di una cultura, della diversità, l’Antartide, la Malesia, l’Indonesia, il Far West, il Mar dei Caraibi, le steppe russe, il senso dell’enorme varietà del mondo e insieme dell’unità. Questo senso dell’umanità come un albero dove naturalmente le radici sono diverse dalle foglie, dai rami, dal tronco, dai frutti, ma c’è sempre la stessa linfa che scorre” – spiega lo scrittore – “La lettura ci riporta a qualcosa che è diversa da quello che possiamo tirare fuori da noi, dalle esperienze fatte. E’ come se qualcuno improvvisamente dicesse ‘guarda questo, non è un muro, lo possiamo aprire’, apre questo muro e vediamo un paesaggio che prima non avevamo potuto vedere. Questo ci incanta”.

Ilaria Campodonico