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Libri come VI, Antonio Tabucchi

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In un’intervista a “Le Figaro Littéraire”, quando venne pubblicato “Il tempo invecchia in fretta”, Antonio Tabucchi diceva: “Mai come nella nostra post-modernità il sentimento del tempo è stato così complesso.

C’è il cosiddetto ‘tempo reale’, c’è il tempo fisico formulato da Einstein e il tempo della coscienza caro a Bergson. Ma non bisogna dimenticare il tempo virtuale, quello dell’economia, in cui i contanti, gli assegni sono scomparsi, sostituiti dal viaggio-lampo della posta elettronica. Infine, il tempo della Storia, che fino a ieri era chiaramente definito, oggi è aggredito e parassitato da pseudotici che rimettono in discussione gli eventi”. Un grande scrittore, le cui opere sono state tradotte in quaranta lingue, una delle voci contemporanee più autorevoli in fatto di letteratura e cultura più in generale, “Controtempo: come la scrittura sente il Tempo” è il titolo della sua lectio magistralis a “Libri come”.

 

Il tempo nello spazio della narrazione, fare i conti con il tempo, il tempo perduto, lo sfasamento, l’inquietudine, il mal di vivere, lo scivolamento semantico della parola, “il rapporto con il tempo è la dimensione in cui possiamo abitare, ma è un rapporto guasto”, una malattia che appartiene a tutto il Novecento e che è andato via via aumentando fino ad oggi: quello che interessa allo scrittore è rintracciare quel momento cruciale nel quale abbiamo assistito ad uno scollamento tra la figura dello scrittore e la storia, dove tutto quello che succede sembra già successo, quando il tempo interno non è più coinciso col tempo della storia, dove “la letteratura è stata il sismografo”. Gadda, Ungaretti, Comisso, Celine, Pessoa, Kafka, Elliot, Montale e nel dopoguerra Adorno, Levi, Auden, Camus, Beckett hanno espresso quel certo disagio, quella certa incompetenza verso la vita.
Tabucchi sceglie però di concentrarsi su Carlo Emilio Gadda e Pier Paolo Pasolini, due grandi scrittori che con le loro opere senza tempo arrivano in diretta dal passato per spiegarci l’irrequietezza che riempie tutto il nostro presente. Gadda rappresenta la coscienza infelice, è stato colui che ha percepito quell’inquietudine, trasformandola in figura letteraria, colui che ha avuto una comprensione tardiva di quello che stava accadendo, del fascismo; Pasolini è stato l’eroe della comprensione fuori orario, della nostalgia dell’irreversibile, della previsione sapiente e informata del cambiamento che stava accadendo e che ha saputo trasportare in pagine di altissima letteratura. Il mito greco vale ancora, e così Tabucchi dice che si tratta di Prometeo ed Epimeteo, due figure fuori orario, due esiti diversi delle astuzie dell’intelligenza: quello che possedeva la sapienza del prima e quello che esercitava la saggezza del dopo. E’ così che Pasolini e Gadda, come Prometeo e Epimeteo, sono “due facce di un’unica medaglia, che diventano indistinguibili perché immersi nell’eterno ritorno”: la colpa di non aver capito mischiata alla nostalgia di ciò che non potremmo più tornare ad essere.

Ilaria Campodonico

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