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L’incantatore

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“L’incantatore” è un romanzo breve che narra la storia di una passione, la mente di un folle, un amore distorto, il tutto attraverso gli occhi e la fantasia artistica di Vladimir Nabokov

Una specie di pre-Lolita, autunno 1939, che Vladimir Nabokov era certo di aver distrutto. Un romanzo breve, preciso e nitido. Tre personaggi – un quarantenne, una bambina di dodici anni e sua madre, nella Francia di fine anni Trenta – e un viaggio da Parigi alla Costa Azzurra. E’ la storia di una passione, lo studio di una follia sognata e analizzata attraverso la mente di un folle. La cronaca delle distorsioni di un amore nato in un giardino pubblico, su una panchina: la registrazione di attese impazienti e di sussulti stretta attorno alla cognizione della colpa e della vergogna. Questa volta però la bambina non è complice, non immagina di essere quel tipo di ossessione, che “acceca”, “soffoca”, “prosciuga la gola”. Non si accorge di essere prigioniera, vittima, e se non è ancora Dolores, certo mostra i segni indelebili di una qualche lontana ispirazione. La fantasia artistica dello scrittore russo, la suspense e l’ironia che operano nel racconto, non è esaltata allora – come sarebbe facile – dal vestito viola della bambina, dai suoi movimenti, ma dall’aberrazione fisica e psicologica de “L’Incantatore”, un sognatore corrotto e ripugnante che in momenti di stupefacente lucidità si aggira timoroso nelle curve del piacere e dell’innocenza perduta, come un mostro nel suo sublime inferno.

 

L’Incantatore
Vladimir Nabokov
Adelphi 2011
pp. 116
14 euro

Ilaria Campodonico