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Notturno cileno

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libri 133 - bolano

L’ultimo libro di Roberto Bolaño

“Notturno cileno”, l’ultimo libro di Roberto Bolaño, è un monologo prodigioso. Ci troviamo da subito in un luogo liminare dove il protagonista – che pochi momenti prima, vicino al sonno eterno, è certo di abbandonare la realtà (e cancellarla una volta per tutte) – si sveglia dal suo torpore sotto la spinta di una coscienza scomposta che vuole tenerlo in vita, dando nuova materialità ai sentimenti e a ciò che probabilmente non può più sfuggire alla rimozione: “Ora muoio, ma ho ancora molte cose da dire. Ero in pace con me stesso. Muto e in pace. Ma all’improvviso le cose sono emerse”. Una temporalità interiore che invade subito l’intera narrazione, 123 pagine la cui lettura non può restare incompiuta: Sebastián Urrutia Lacroix ripercorre la sua esistenza per spiegare (a se stesso) l’inconsistenza dei dubbi sul suo conto, alimentati da quel “giovane invecchiato”. La storia di un sacerdote che ha dato lezioni di marxismo a Pinochet, ha partecipato a incontri letterari in una villa di Santiago dove venivano torturati gli oppositori al regime, ha incontrato Neruda a casa di Farewell, un uomo “che mormorava parole di cui mi sfuggiva il senso ma la cui importanza avevo colto fin dal primo istante”. Non esistono alternative alla responsabilità, si deve correre il rischio e andare a vedere.

Roberto Bolaño
Traduzione di Ilide Carmignani
Adelphi 2016
pagine 123
euro 15

Ilaria Campodonico

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