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Sofia si veste sempre di nero

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“Dell’arte è il fin la meraviglia” e gli scrittori come Paolo Cognetti lo sanno bene. Dopo due raccolte di racconti, “Sofia si veste sempre di nero” è il suo primo romanzo di racconti.

Alcuni autori ci hanno abituati a storie di personaggi che avanzano scintillanti e periclitanti, lasciando indietro le figure meno significative, ignorate e dimenticate durante il percorso, dal momento che la vaghezza di una voce è fiacchezza. Con la sua scrittura esatta e viva, Cognetti costruisce invece un ritratto potente, ma comune – perché capita di essere un po’ Sofia, dolce, silenziosa, burrascosa, torbida, inquieta – e unico, perché irripetibile e incomparabile. Tanto che ci ritroviamo sulle tracce della protagonista con occhi grandi come fanali, simili a quelli dei cartoni animati giapponesi: Sofia deve essere speciale, non sta dietro a nessuno, piuttosto siamo noi a rincorrerla lungo trent’anni della sua vita. Uno dei pregi di questo libro, oltre alla sua freschezza, risiede allora nel tentativo di definizione, nel risultato che è produttivo e radioso. Una particolare conoscenza di Sofia che non segue le consuete coordinate temporali e che passa, di capitolo in capitolo, attraverso le vite di altri: “Quanto a me, la prima volta che ho visto Sofia Muratore non era una ragazza ma un pugno di colori esplosi”. 

 

Paolo Cognetti
minimum fax 2012
pagine 203
euro 14

Ilaria Campodonico