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Uno zero

La forza del libro di Kureishi risiede nell’impossibilità di conquistare una soluzione

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Questa è in fondo la storia di un personaggio miserabile e maligno, un regista famoso che ha collezionato successi in tutto il mondo, costretto ormai a trascorrere buona parte delle sue giornate in casa. Waldo è sposato con una donna più giovane di vent’anni e ancora bella, Zee, ma pensa che lei abbia una relazione con un altro uomo, il giornalista cinematografico Eddie. Il sospetto lo trasfigura lentamente: osserva e ascolta di nascosto dal suo letto, mette a punto strategie, collezionando prove per pianificare la vendetta perfetta. Forse è questa l’immagine valida, quando la vecchiaia arriva e la vita degli altri e le cose sembrano volare via a cento all’ora senza più averne il controllo. Non vi è alcun conforto o condizione da invidiare: tutto crolla nel disordine sentimentale e nella sfiducia. La forza di questo libro risiede nell’impossibilità di conquistare una soluzione, il lettore è abbandonato nel peccato e nel perdono, nel sesso e nella rabbia, nell’egoismo e nella decadenza su uno schermo estremo, che diventa corpo ulteriore. La letteratura si monta, la letteratura si disfa. È giusto seguire il movimento, la metamorfosi irraggiungibile. Kureishi disperde e cattura, dissemina immagini seducenti. Ciò che non si dice resta oscuro, ma torna tangibile e corrode, dentro “Uno zero”.

Hanif Kureishi

Bompiani 2017

Euro 16

Ilaria Campodonico