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ARCTIC MONKEYS – HUMBUG

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Arctic Monkeys

“Humbug”

Domino

2009

Tornano le Scimmie Artiche direttamente dal deserto del Mojave, in California, luogo nel quale si sono persi per dare vita alla loro terza fatica intitolata “Humbug”. Prodotto per metà dal grande Josh Homme (Queens Of The Stone Age) e per l’altra da James Ford (Arcade Fire), il disco si presenta in modo notevolmente diverso rispetto ai lavori precedenti. Non solo, ma sembra quasi che Alex Turner & Co. si siano imposti un metodo, forse per non crollare dopo il successo di “Whatever people say I am, That’s what I’m not” e di “Favourite wrost nightmare” grazie ai quali sono stati catapultati nel giro di pochissimo tempo dalle loro umili dimore alla vita da rockstar. E il metodo consisterebbe nel dimostrarci di essere finalmente cresciuti: basta con la storia dei ragazzini di Sheffield che grazie ad un social network sono riusciti a farsi notare e a sfondare nel Mainstream: ora i quattro sono maturi e vogliono affermare le loro capacità.

Perciò mancano nel disco pezzi spinti come “Brainstorm” o “The View of the Afternoon” e mancano le chitarre in levare alla Clash, ma in compenso abbiamo atmosfere cupe, intime, allucinogene. Si sente chiaramente l’influenza di Homme in tutto questo, la sua presenza nel sound è quasi tangibile, come se fosse un nuovo componente del gruppo. La traccia d’apertura “My Propeller” è esemplare: pur mantenendo il loro stile urbano e irrequieto, i toni sono così cupi che rimandano ai Cure. La stessa voce di Turner è cambiata. “Crying Lightening” e “Dangerous Animals” sono un po’ più aggressive ed hanno una melodia accattivante ma dopo ciò, il resto è la solita roba: roba buona, ma già conosciuta, niente di nuovo. Forse il cambiamento era “obbligato”, ma l’album è meno vibrante degli altri due. Nessuna crescita ma neanche nessuna delusione. Per chi volesse il 26 gennaio 2010 sono al Palasharp di Milano.

Marco Casciani

Urloweb.com